
Una piaga, quello dell’economia informale, che in massima parte riguarda i paesi emergenti ed in via di sviluppo (il 93%), ma non solo. In Africa, l’85,8% dell’occupazione è informale. La proporzione è del 68,2 per cento in Asia e nel Pacifico, del 68,6 per cento negli Stati arabi, del 40,0 per cento nelle Americhe e del 25,1 per cento in Europa e in Asia centrale.
Due miliardi di persone prive di protezione sociale, diritti sul lavoro e condizioni di lavoro dignitose. E, tra queste, poco più di 740 milioni sono donne.
IL NODO DELL’ISTRUZIONE
Tra i fattori chiave che influenzano il livello di informalità c’è sicuramente l’istruzione. A livello globale, quando il livello di istruzione aumenta, il livello di informalità diminuisce, afferma l’Ilo. In particolare, le persone che hanno completato l’istruzione secondaria e terziaria hanno meno probabilità di essere impiegate in modo informale rispetto ai lavoratori che non hanno istruzione o non hanno completato l’istruzione primaria.
Inoltre, le persone che vivono nelle aree rurali hanno quasi il doppio delle probabilità di essere impiegate in modo informale rispetto a quelle nelle aree urbane. Non a caso l’agricoltura è il settore con il più alto livello di occupazione informale, stimato in oltre il 90 per cento.