
“Siamo intellettualmente onesti e non neghiamo ciò che funziona in Lombardia – ha detto Gori – ma i margini di miglioramento sono rilevanti. La Regione in questi anni si è compiaciuta del suo essere più brava di altri su molti temi. Intanto le disuguaglianze sono aumentate. Qualche esempio: quasi 700mila persone vivono al disotto della soglia di povertà assoluta, i territori nelle province del sud sono in grande difficoltà; nonostante le risorse spese sulle politiche attive abbiamo ancora un giovane su 5 che non lavora”.
“I margini per la politica di prendere l’iniziativa, di pensare programmaticamente e cercare soluzioni – ha sottolineato il candidato del PD – ci sono. Una politica che però non abbia la presunzione di fare da sola, ma sia aperta al dialogo”.
Gori ha inoltre sottolineato l’esigenza di avere più autonomia dallo stato centrale sui temi dell’istruzione, della ricerca, delle politiche per l’ambiente, della gestione delle risorse per la sanità, delle politiche delle autonomie territoriali.
“Si può favorire un processo di rinnovamento di questo Paese – ha concluso – che se non è riuscito dal vertice, forse potrebbe partire dal basso, con un forte coinvolgimento delle componenti sociali e del lavoro. E perché ciò possa accadere è necessario che l’articolo 116 della nostra Costituzione sia riempito di contenuti e di responsabilità”.