Franca Ghitti, artista amica del lavoro. Il suo percorso in una monografia
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Franca Ghitti, artista amica del lavoro. Il suo percorso in una monografia

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Pubblicato il 25 Giugno 2017

Nel 2008 Franca Ghitti allestisce nel castello di Brescia la mostra 'La città e la sua impronta'La scultura di Franca Ghitti insegna la ricerca di alfabeti che non si trovano nei libri, [insegna] il valore dei materiali di scarto […], che le mani sanno quello che la mente non capisce […]”. Lo scrive Elena Pontiggia, storica dell’arte e docente all’Accademia di Belle Arti di Brera, nel saggio introduttivo della monografia dedicata alla scultrice scomparsa nel 2012.

Nata ad Erbanno in Valle Camonica nel 1932, formatasi nelle Accademie d’arte di Milano, Parigi e Salisburgo, Franca Ghitti è stata una delle più importanti voci artistiche del Novecento. Il suo – osserva ancora la curatrice della monografia edita da Skira e presentata a Brescia la scorsa settimana – “è un mondo complesso, un crogiolo di esperienze occidentali e primitive, di arte e architettura, di ripetizione e differenza”.

La sua creatività si è nutrita di materiali legati alla terra e al mondo del lavoro: vecchie assi di legno e avanzi di segheria, ferro e metalli recuperati nelle antiche fucine della sua Valle, come stampi, ritagli, tondini, chiodi, polvere di fusione, ma anche scarti di lavorazione delle industrie metalliche, “restituendo ai materiali nuova energia e profondi significati; un linguaggio essenziale e concreto, legato alle linee, alle forme, alla geometria, che unisce in dialogo il presente al passato”.