
Nata ad Erbanno in Valle Camonica nel 1932, formatasi nelle Accademie d’arte di Milano, Parigi e Salisburgo, Franca Ghitti è stata una delle più importanti voci artistiche del Novecento. Il suo – osserva ancora la curatrice della monografia edita da Skira e presentata a Brescia la scorsa settimana – “è un mondo complesso, un crogiolo di esperienze occidentali e primitive, di arte e architettura, di ripetizione e differenza”.
La sua creatività si è nutrita di materiali legati alla terra e al mondo del lavoro: vecchie assi di legno e avanzi di segheria, ferro e metalli recuperati nelle antiche fucine della sua Valle, come stampi, ritagli, tondini, chiodi, polvere di fusione, ma anche scarti di lavorazione delle industrie metalliche, “restituendo ai materiali nuova energia e profondi significati; un linguaggio essenziale e concreto, legato alle linee, alle forme, alla geometria, che unisce in dialogo il presente al passato”.
