
“L’obiettivo di questo incontro – ha detto Francesco Diomaiuta aprendo il dibattito – è semplicemente quello di approfondire i temi più rilevanti della riforma dando ad ognuno di noi qualche strumenti in più per una decisione consapevole”.
Arianna Carminati, dottore di ricerca in Diritto amministrativo all’Università degli Studi di Brescia, ha espresso dubbi e problematicità per l’indefinitezza dei compiti del nuovo Senato, una inevitabile dipendenza della Camera all’azione di Governo, l’indebolimento dei sistemi di contrappeso tra gli organi dello Stato, un processo di riaccentramento delle competenze trasferite alle Regioni con la riforma del 2001 che toglie sovranità ai territori.
Alfredo Bazoli, avvocato, deputato del Partito democratico, ha spiegato la necessità della riforma: che avere due rami parlamentari che fanno le stesse identiche cose duplicando e rimpallandosi processi legislativi non ha più alcun senso; ha difeso l’idea di un Senato composto dai rappresentati delle regioni che portano al cuore dello Stato le istanze territoriali, ha evidenziato la necessità di ridare unicità ad indirizzi strategici come quelli in tema di energia, trasporti, sicurezza.
Molti gli spunti emersi anche dalle domande dei presenti. “Il compito dei costituzionalisti – ha concluso Arianna Carminati – è quello di costruire sistemi di equilibrio tra i poteri dello Stato, cosa che questa riforma sbilancia a sfavore del Parlamento”.
“Sono d’accordo con chi dice che non è una riforma perfetta – ha aggiunto Bazoli – ma la politica è mediazione, non è tecnicismo, è quello che abbiamo raggiunto è un buon risultato per far fare al Paese un deciso passo in avanti”.



