
E’ quanto emerge dall’ultimo numero di “Barometro”, il bollettino trimestrale del Centro Studi Cisl.
UNA RIPRESA TROPPO FRAGILE
L’indicatore del benessere delle famiglie valuta complessivamente 33 indicatori suddivisi in 5 aree tematiche: attività economica; lavoro; istruzione; redditi/pressione fiscale; coesione sociale). La ripresa del 2015 è stata troppo fragile per migliorare le condizioni di vita delle famiglie e le attese per il 2016 sono in ridimensionamento. Gli effetti della Brexit sull’attività economica interna e sulle condizioni finanziarie potrebbero aggravare una crescita di per se insufficiente.
SERVONO PROVVEDIMENTI SOCIALI IMMEDIATI
Le famiglie sono così da diversi anni in una condizione peggiore rispetto alla fase precrisi; e questo non può che essere un elemento di insoddisfazione, poco scalfito da miglioramenti che appaiono limitati, non decisivi e potenzialmente temporanei. “La prospettiva di una crescita stabile e di lungo periodo del nostro Paese – commenta il segretario generale della Cisl Annamaria Furlan – dipenderà dalle scelte che si faranno a livello europeo. Bisognerebbe aprire una fase costituente per riscrivere la Costituzione Europea, mettendo da parte definitivamente il fiscal compact e varare un pacchetto di provvedimenti sociali immediati: un piano di investimenti finanziato attraverso Eurobond e Project bond di almeno mille miliardi di euro aggiuntivo al Piano Junker ed integrato dai piani di investimenti nazionali stornati dal calcolo del deficit; un Fondo europeo integrativo dei sussidi nazionali di disoccupazione, quando il tasso di disoccupazione in un Paese membro supera il tasso medio europeo; un piano permanente di politiche attive per l’occupazione giovanile”.
IL CONTAGIO DELLA BREXIT
Solo un colpo d’ala perentorio può sperare di contrastare il contagio della Brexit, di impedire la disgregazione dell’intera architettura europea e di rilanciare l’Unione politica. Anche le politiche economiche nazionali dovrebbero concentrarsi sul potenziamento dei consumi interni – che hanno trainato la ripresa del 2015 – attraverso una riforma fiscale con effetti redistributivi a favore delle aree sociali medie e basse e con una strategia di crescita della produttività e di equa distribuzione salariale dei risultati. La Cisl ha lavorato su entrambi i fronti presentando in Parlamento, nel settembre 2015, un Disegno di legge di riforma fiscale di iniziativa popolare (1.000 euro netti annui di beneficio fiscale per i redditi sino a 50.000 euro, con patrimoniale ordinaria sulla ricchezza mobilitare ed immobiliare esclusi i titoli di stato italiani e la prima casa non di lusso) e sostenendo la fiscalità di vantaggio sul salario di produttività, redditività, risultato (introdotta con l’ultima Legge di stabilità 2015).