
DOPO UNA RAPINA, AD ESEMPIO…
La questione non è semplicemente formale (vale a dire il mancato coinvolgimento delle sigle sindacali, replica di quanto avvenuto nel 2011) ma è legata ai comportamenti sostanziali di Poste Italiane nei confronti dei suoi dipendenti. “Presumo che questo documento dica e preveda qualcosa sulle rapine negli uffici postali. Fossimo stati invitati avremmo però sollevato un problemino che non avrebbe permesso all’azienda di fare la ruota a beneficio dei media e delle istituzioni. Avremmo denunciato infatti che spesso Poste Italiane si accanisce sui dipendenti degli uffici che subiscono una rapina: abbiamo l’elenco di lavoratori sanzionati dalla direzione provinciale perché, di fronte a malviventi armati, non si sono attenuti alle procedure previste, lavoratori ai quali Poste Italiane addebita la restituzione di parte del denaro trafugato. Insomma, oltre al danno la beffa”.
DUE PESI E DUE MISURE
Il segretario dei Postali Cisl di Brescia, casi alla mano, attacca duramente Poste Italiane: “Mi chiedo se l’azienda si comporti allo stesso modo anche nei confronti dei dirigenti aziendali milanesi di Poste quando le forze dell’ordine non riescono ad avere i filmati delle telecamere che dovrebbero coprire tutti gli uffici per guasto degli apparecchi o registrazioni anomale. Sarebbe interessante conoscere rispetto al numero delle rapine subite da Poste Italiane quanti filmati si è potuto mettere a disposizione delle forze dell’ordine! Il nuovo “protocollo sulla sicurezza” siglato ieri raccomanda qualcosa in merito? Chissà!”.
IL PROBLEMA DELLE BANCONOTE FALSE
E LA MANCANZA DI STRUMENTI DI VERIFICA
Punzi mette poi il dito nella piaga che ormai ogni giorno tantissimi lavoratori allo sportello devono affrontare: “In alcune realtà territoriali ben precise i nostri Uffici postali stanno diventando dei supermercati per il riciclaggio delle banconote false. Fossimo stati invitati a discute del ‘protocollo sicurezza’ avremmo sollevato il problema e avremmo suggerito a Poste Italiane che forse potrebbe destinare gli stessi soldi che utilizza per associarsi a Confindustria all’acquisto di semplici macchinette che consentono di individuare le banconote false e un’altra cospicua somma anche per stipulare un’assicurazione contro le rapine raggiungendo un duplice obiettivo: salvaguardare il patrimonio aziendale e non accanirsi più sui suoi dipendenti che oggi, manco fossero loro i rapinatori, si vedono recapitare ingiunzioni su ingiunzioni da parte degli avvocati di Poste Italiane”.