
Il disegno di legge introduce, fra l’altro, una misura di sostegno al reddito denominata “reddito di inclusione”, destinato alle famiglie e agli individui in situazione di grave difficoltà economica.
I DATI ISTAT
Quante sono queste famiglie? I dati ISTAT diffusi questa mattina dicono che nel 2015 le famiglie in condizione di povertà assoluta sono 1 milione 582 mila e le persone a 4 milioni e 598 mila (la foto è quella pubblicata in prima pagina da Conquiste del lavoro). E’ il numero più alto che viene registrato dal 2005.
FURLAN (CISL): SOLO CON IL DIALOGO SI POSSONO AFFRONTARE IN MANIERA CONCRETA E RESPONSABILE PROBLEMI COSI’ GRANDI
“Il reddito di inclusione – commenta il segretario generale della Cisl Annamaria Furlan – è una prima tappa verso il traguardo di una misura universale di contrasto alla povertà con cui affrontare il problema grave dell’aumento delle disuguaglianze sociali nel nostro Paese. Il provvedimento, approvato alla Camera proprio nel giorno in cui l’Istat ha diffuso dati drammatici sul livello di povertà nel nostro paese, è il frutto della pressione che il sindacato, insieme all’Alleanza contro la povertà, ha compiuto in questi mesi attraverso un confronto costruttivo con il Governo ed in particolare con il Ministro del Welfare. E’ chiaro che bisogna fare molto di più sul piano della crescita, degli investimenti e delle misure per favorire il lavoro, soprattutto dei giovani e delle donne nel nostro paese. Ma solo con il dialogo e con il protagonismo dei corpi sociali si possono affrontare in maniera concreta e responsabile temi così importanti come la riorganizzazione del welfare e l’inclusione sociale delle persone più deboli della società italiana che oggi si trovano purtroppo in condizioni di grave disagio e difficoltà economiche”.
IL 7,6% DEGLI ITALIANI E’ COSTRETTO A FARE I CONTI CON LA POVERTÀ
Dati Istat alla mano, l’incidenza della povertà assoluta si mantiene stabile negli ultimi tre anni per le famiglie; cresce invece se misurata in termini di persone (7,6% della popolazione residente nel 2015, 6,8% nel 2014 e 7,3% nel 2013). Questo perchè riguarda le famiglie più numerose. In aumento al Nord, in particolare per gli stranieri, la povertà colpisce chi vive in città e i bassi redditi.
Segnali di peggioramento si registrano anche tra le famiglie che risiedono nei comuni del centro di area metropolitana (l’incidenza aumenta da 5,3 del 2014 a 7,2%) e tra quelle con persona di riferimento tra i 45 e i 54 anni di età (da 6,0 a 7,5%). Si amplia l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie con persona di riferimento occupata (da 5,2 del 2014 a 6,1%), in particolare se operaio (da 9,7 a 11,7%). Rimane contenuta tra le famiglie con persona di riferimento dirigente, quadro e impiegato (1,9%) e ritirata dal lavoro (3,%).
Anche la povertà relativa risulta stabile nel 2015 in termini di famiglie (2 milioni 678 mila, pari al 10,4% delle famiglie residenti dal 10,3% del 2014) mentre aumenta in termini di persone (8 milioni 307 mila, pari al 13,7% delle persone residenti dal 12,9% del 2014). Analogamente a quanto accaduto per la povertà assoluta, nel 2015 la povertà relativa è più diffusa tra le famiglie numerose, in particolare tra quelle con 4 componenti (da 14,9 del 2014 a 16,6%,) o 5 e più (da 28,0 a 31,1%).
L’incidenza di povertà relativa aumenta tra le famiglie con persona di riferimento operaio (18,1% da 15,5% del 2014) o di età compresa fra i 45 e i 54 anni (11,9% da 10,2% del 2014). Peggiorano anche le condizioni delle famiglie con membri aggregati (23,4% del 2015 da 19,2% del 2014) e di quelle con persona di riferimento in cerca di occupazione (29,0% da 23,9% del 2014), soprattutto nel Mezzogiorno (38,2% da 29,5% del 2014) dove risultano relativamente povere quasi quattro famiglie su dieci.