
Il punto più controverso
In base al meccanismo in discussione le multinazionali potranno chiamare in giudizio i Governi che dovessero approvare leggi considerate lesive dei loro interessi, ancorché approvate nell’interesse dei cittadini. E’ già accaduto. E il caso più noto è la causa intentata dalla Philip Morris contro l’Uruguay che aveva approvato misure restrittive contro il fumo.
La risposta della Commissione europea
In risposta a queste critiche la Commissione europea ha deciso di modificare l’acronimo Isds (Investor-State-Dispute Settlement) già applicato in analoghi trattati in Ics ((Investment Court System), ma secondo gli oppositori cambia poco. Da qui la ripresa delle proteste che oggi a Bruxelles sono state animate soprattutto dagli attivisti di Greenpeace. “L’istituzione di una corte speciale a protezione dei profitti delle aziende private – ha dichiarato all’AdnKronos Andrea Carta, consigliere legale di Greenpeace European Unit – è una seria minaccia per la democrazia. Quanto proposto dalla Commissione sarebbe a tutto svantaggio del commercio locale e minaccerebbe il diritto dei governi di adottare leggi a tutela dei cittadini e contro gli interessi delle multinazionali. Le stesse regole applicate per chiunque altro devono valere anche per queste ultime”.
Cosa si propone il trattato?
L’obiettivo del Ttip, ricorda l’organizzazione, è quello di abbattere le cosiddette barriere al commercio tra Stati Uniti e Unione europea, e proteggere gli investimenti esteri prima di ogni altra cosa. Con tariffe sul commercio transatlantico già molto basse, il focus delle trattative è rimuovere quelle barriere ‘non tariffarie’ da leggi e regolamentazioni in quasi tutti i settori dell’economia, dall’agricoltura all’industria tessile, dall’informatica al settore bancario.
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