Senza organici adeguati gli uffici giudiziari del distretto bresciano sono destinati al blocco totale delle attività. In estrema sintesi è questo il messaggio emerso nel corso dell’apertura dell’anno giudiziario. “I delitti restano numerosi – ha detto il procuratore generale Pier Luigi Maria Dell’Osso – esigue sono le risorse e gli uomini per contrastarli”.
La cerimonia ha avuto luogo questa mattina nel Palazzo di Giustizia di Brescia, aperta dalla relazione del Presidente vicario della Corte d’appello, Enrico Fischietti.
NESSUNO E’ MESSO PEGGIO DI BRESCIA
Brescia è al penultimo posto in Italia nel rapporto magistrati/popolazione (1 su 83.068 abitanti) ed è all’ultimo per personale amministrativo (48 impiegati su 71 previsti dall’organico; 1 impiegato ogni 35mila abitanti). “Nessuno è messo peggio” ha setto il Presidente. Drammatica la situazione del Tribunale, con 61 magistrati (esattamente come previsto dalla pianta organica del 1861!) e 121 cancellieri a fronte dei 161 previsti.
Solo grazie all’impegno e alla grande abnegazione del personale amministrativo e dei magistrati, l’amministrazione della giustizia bresciana ha comunque ridotto l’arretrato del 10%, rispetto al 2% della
media nazionale.
Brescia, quinta provincia d’Italia per densità abitativa, deve fare i conti con una scopertura degli organici che è del 23% per i giudici togati, del 32% dei giudici onorari, del 35% per il personale amministrativo.
LA CISL: ATTIVARE MISURE STRAORDINARIE
“La Cisl da tempo ha portato a tutti i tavoli di confronto, compreso a quello del sottosegretario Ferri, la questione delle carenza estrema dell’organico – commenta Nicola Marroccoli della Cisl Funzione pubblica di Brescia – ma a oggi non abbiamo avuto alcuna risposta concreta. Inoltre, come abbiamo già denunciato ai parlamentari locali neanche lo scorrimento delle graduatorie della recente mobilità attivata dal Ministero, servirà a gestire le difficoltà: se non si vuole il blocco totale delle attività, vero e imminente rischio, si devono attivare misure straordinarie che portino all’assunzione di personale”.
“Ad impossibilia nemo tenetur”, ha detto il Procuratore generale, vale a dire “nessuno è tenuto a fare cose impossibili, ma – ha concluso – non dobbiamo rassegnarci nel continuare a cercare e chiedere soluzioni a quelle possibili“.
