
Quattro le aree di ricerca che hanno contribuito a disegnare un profilo della percezione sindacale nel nostro Paese:
- la prima composta da un campione di mille lavoratori dipendenti del pubblico e del privato impiego rappresentativo a livello nazionale e per le macro aree Nord e Centro Sud;
- la seconda un campione di pensionati espressione a livello nazionale e per le due macro aree;
- la terza un campione di circa 900 iscritti Cisl rappresentativo degli iscritti dipendenti e pensionati;
- la quarta un campione di 368 delegati Cisl, dipendenti e pensionati.
I PRINCIPALI RISULTATI
I giudizi dei lavoratori dipendenti verso le organizzazioni sindacali e Confindustria
Tra i lavoratori dipendenti italiani il giudizio nei confronti dei due principali sindacati (Cgil e Cisl) è positivo per oltre il 60% degli intervistati. In particolare circa un terzo dei lavoratori esprime un giudizio molto positivo sulla Cisl. Pure tra i pensionati le percentuali sono sostanzialmente analoghe. Per quanto riguarda la Confindustria i giudizi positivi sono pari al 47% dei lavoratori. Come anticipato i giudizi migliori nei confronti dell’associazione degli industriali arrivano da lavoratori iscritti ad un sindacato e, in particolare, da quelli che lavorano in realtà in cui sono presenti le rappresentanze aziendali.
Il rapporto percepito tra tutele e servizi e il valore economico dell’iscrizione al sindacato
L’accordo dei lavoratori dipendenti rispetto al rapporto percepito tra tutele e servizi convince poco meno del 40% del campione. In questo caso emerge una importante relazione tra il giudizio e il fatto che il contesto lavorativo veda la presenza di rappresentanti sindacali dei lavoratori. Tra gli iscritti alla Cisl la percentuale supera il 50% e arriva al 60% tra i pensionati. Tra i delegati dei lavoratori della Cisl la percentuale sale al 75%.
Gli iscritti tra i lavoratori dipendenti
Attualmente tra i lavoratori dipendenti gli iscritti al sindacato sono tre su dieci, un lavoratore su dieci non è iscritto al sindacato ma lo è stato in passato, mentre sei dipendenti su dieci non sono mai stati iscritti ad un sindacato. Tra gli occupati solo il 7% è propenso a riconfermare la sua iscrizione.
I lavoratori dipendenti non iscritti
Fra i dipendenti del Pubblico Impiego la possibilità che venga proposta l’iscrizione al sindacato è più elevata (60%) mentre all’interno del settore dei servizi e dell’industria incide in misura determinante la dimensione di impresa: nelle imprese più grandi, dove ci sono Rsu/Rsa, è infatti più facile che venga proposta l’iscrizione al sindacato. Anche la stabilità lavorativa incide su questo aspetto: a parità di età i dipendenti a tempo indeterminato hanno, infatti, più possibilità di vedersi proposta l’adesione sindacale rispetto ai dipendenti con altri contratti. Basta un dato per rendere l’idea: solo il 13% dei lavoratori più giovani con contratti precari hanno ricevuto un contatto per aderire al sindacato, un quarto rispetto agli over 40 con contratto a tempo indeterminato.
I livelli della contrattazione
Ai diversi campioni è stato chiesto di pronunciarsi rispetto al livello di contrattazione, ai salari e alle condizioni lavorative. Circa il 50% del campione ha indicato il livello nazionale, senza differenze tra iscritti Cisl e delegati Cisl. Per i più giovani cresce invece il peso del livello aziendale e territoriale mentre il livello nazionale è indicato complessivamente dal 39% degli iscritti sotto i 40 anni, a fronte del 51% tra gli iscritti over 40.
Produttività, salario variabile e livelli di contrattazione
Per tastare il polso al campione la ricerca gli ha presentato la proposta di Fca di legare l’erogazione di un premio economico all’andamento dei risultati aziendali. La maggior parte degli intervistati ha condiviso questa opzione con una crescita del grado di accordo tra gli iscritti Cisl e di ancora maggiore condivisione tra i delegati Cisl.