
DOPO SEI ANNI DI BLOCCO
CHIEDIAMO 150 EURO DI AUMENTO MEDIO
In una nota unitaria i sindacati confederali mettono nero su bianco le richieste del comparto, considerando del tutto insufficienti le risorse indicate nella Legge di stabilità per la contrattazione pubblica. “Fare un nuovo contratto – affermano – vuol dire investire nelle professionalità, nell’innovazione organizzativa, nella qualità dei servizi. Per i lavoratori pubblici chiediamo un rinnovo dignitoso che, dopo sei anni di paralisi totale, per noi significa 150 euro di aumento medio con produttività e riconoscimento professionale”.
SE SARÀ NECESSARIO, PRONTI ALLO SCIOPERO GENERALE
Chiediamo contratti per rimettere in moto servizi alle famiglie e alle imprese, accrescendo la partecipazione, e rispettando il senso di quel richiamo della Corte Costituzionale che con questa legge di stabilità si vorrebbe di fatto ignorare: è con i contratti che si rilancia il cambiamento. E se per far arrivare il messaggio servirà andare allo sciopero generale, noi siamo pronti”.
UN CONTRATTO PER RIPORTARE LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
IN LINEA CON LE ESIGENZE DEL PAESE
“Sei anni di sottrazione di risorse spacciata per razionalizzazione della spesa e di mancati investimenti nella qualità del lavoro pubblico – proseguono i sindacati – sono più che abbastanza. I servizi pubblici continuano a deteriorarsi quando invece dovrebbero dare una spinta decisiva alla ripresa economica e offrire risposte valide contro la marea montante del malcontento sociale. E il Governo che fa? Ancora una volta scarica costi e responsabilità sui lavoratori pubblici, mettendo sul piatto una proposta di contratto che non merita questo nome. Evidentemente considera la contrattazione come un’attività residuale nella quale non vale la pena investire. E che è meglio confinare su un terreno sempre più ristretto per gestire sempre più materie a colpi di leggi e decreti”. “Noi diciamo invece – concludono i sindacati – che liberare la contrattazione è l’unico modo per produrre innovazione vera, partecipata dai lavoratori pubblici, e riportare la Pa in linea con le esigenze reali del Paese“.