Il 45% di Italcementi al Gruppo Heidelberg. Sorpresa e preoccupazione
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Il 45% di Italcementi al Gruppo Heidelberg. Sorpresa e preoccupazione

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Pubblicato il 29 Luglio 2015

il centro ricerche italcementi a bergamoL’accordo con il quale Italcementi ha ceduto il 45% della proprietà alla tedesca Heidelberg preoccupa nel metodo e nel merito, e getta ombre inquietanti sul futuro della società e sul destino dei circa 2.300 dipendenti italiani“. Filca Cisl, Feneal Uil e Fillea Cgil mettono nero su bianco le preoccupazioni legate all’operazione finanziaria e industriale annunciata a sorpresa dal gruppo industriale italiano che anche in provincia di Brescia ha un importante e modernissimo cementificio, a Rezzato-Mazzano, con quasi 120 lavoratori.

SINDACATI TENUTI ALL’OSCURO
“Il metodo è semplicemente da stigmatizzare – spiegano le organizzazioni sindacali – perché tutta l’operazione è stata fatta tenendo all’oscuro le organizzazioni sindacali, non considerando quindi le più elementari norme di buone relazioni industriali. Ci chiediamo a questo punto a cosa servano i CAE (Comitati Aziendali Europei), creati proprio allo scopo di garantire lo scambio di informazioni fra i lavoratori all’interno dei gruppi multinazionali, per evitare comportamenti scorretti come questi.

OCCUPAZIONE E PROFESSIONALITÀ
“Ma soprattutto l’accordo ci preoccupa nel merito, perché non dà alcuna garanzia sul mantenimento dei livelli occupazionali rispetto al piano di ristrutturazione, che si concluderà a gennaio 2017. Ci auguriamo che il nuovo assetto societario non disperda la grandissima professionalità acquisita negli anni dai dipendenti di Italcementi. Abbiamo già chiesto un incontro urgente nel quale ribadiremo la contrarietà ad ogni intervento che penalizzi i lavoratori.

L’INDUSTRIA ITALIANA PERDE UN ALTRO PEZZO IMPORTANTE
“La vicenda ci rammarica anche perché assistiamo al passaggio in mani straniere dell’ennesimo pezzo importante e prestigioso del Made in Italy, rispetto al quale sarebbe necessario che anche il Governo chieda garanzie sulla natura e sulla qualità del piano industriale”.