
“La Regione dichiara di non condividere i tagli previsti dalla Legge di stabilità – fanno osservare i sindacati della Scuola – ma se confermerà la riduzione delle risorse per la formazione professionale dovrà assumersi la responsabilità della scelta politica“.
La Giunta Maroni prevede sul sistema della formazione professionale un taglio di 27 milioni di euro. Un’operazione sconcertante visto che nel Programma Operativo Regionale del Fondo sociale europeo 2014-2020 trasmesso alla Commissione europea, i vertici regionali hanno scritto che “tra le più grandi peculiarità lombarde vi è il ruolo fondamentale dell’Istruzione e formazione professionale come strumento di lotta all’abbandono precoce”.
“Se venissero attuati i propositi della Giunta lombarda – spiegano i sindacati Scuola di Cgil Cisl Uil – si andrebbe a dimezzare l’offerta formativa attuale, da 694 classi prime a poco più di 300, e si farebbe perdere il posto di lavoro ad oltre un terzo dei 1.700 dipendenti delle agenzie formative“.
IL 18% DEGLI STUDENTI SCEGLIE LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
Il sistema di formazione professionale lombardo è passato negli ultimi dieci anni dai 35 percorsi con 624 studenti a 2.500 corsi, per oltre 60.000 studenti nell’anno formativo 2014-2015. Sempre più giovani si iscrivono ai corsi di formazione professionale come prima scelta direttamente dalla scuola secondaria inferiore: nel 2014 sono oltre 18.000 i ragazzi di terza media che si sono iscritti a questi percorsi, pari al 18% del totale.
SUCCESSI FORMATIVI
Un sistema che ha saputo portare al successo formativo e all’inclusione sociale molti ragazzi lombardi, apprezzato dalle imprese che hanno bisogno sempre più di formazione professionale adeguata e che continua a garantire anche in una situazione di crisi alti tassi di sbocco occupazionale.
LE PROPOSTE DEL SINDACATO SCUOLA
Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola della Lombardia sollecitano la Regione affinché predisponga un piano complessivo:
- ripensare e razionalizzare l’offerta formativa degli enti di formazione pubblici e del privato sociale che utilizzano risorse pubbliche, partendo dal sistema di accreditamento che oggi non fa selezione;
- considerare la possibilità della differenziazione della quota capitaria, fissata a 4.500 euro come contributo per ogni allievo, uguale da 10 anni, come previsto dalla legge regionale 19/2007 e mai realizzata. Potrebbe essere un altro strumento che premia chi più investe su laboratori e didattica innovativa, oppure per incentivare settori poco rappresentati (esempio impianti termoidraulici, edili);
- una parte delle risorse ministeriali per l’apprendistato (avanzano ad oggi oltre 3 milioni di euro del finanziamento del 2012) potrebbe essere destinata a finanziare un patto settoriale/territoriale fra associazioni d’imprese ed enti formativi per permettere ai ragazzi/e, oltre i 15 anni, di essere assunti con un contratto di apprendistato ex art. 3 e conseguire una qualifica professionale;
- soprattutto occorre un ripensamento nell’allocazione dei Fondi europei con cui si potrebbero finanziare percorsi una con una forte componente di tirocinio scuola/lavoro nell’ultimo anno, modalità che avvicinerebbe la nostra regione al sistema di formazione duale.