
Il ricorso è stato formalmente depositato dalle federazioni della Cisl Lavoro Pubblico presso il Tribunale di Roma affinché sollevi di fronte alla Corte Costituzionale la questione di legittimità in merito al decreto legge che reiterando il blocco della contrattazione per il sesto anno consecutivo, incide pesantemente sulla condizione salariale dei dipendenti pubblici.
“La discriminazione e le penalizzazioni cui il Governo sta continuando a sottoporre il lavoro pubblico – spiegano le federazioni della Cisl Lavoro Pubblico – lo connota come un pessimo datore di lavoro: non solo persevera nella politica dei tagli lineari, senza fare riorganizzazione degna del nome, ma continua a scaricare sui lavoratori la sua incapacità di mettere un freno alla spesa pubblica. Lo dimostra il fatto che la spesa aumenta nonostante siano diminuiti sia i lavoratori occupati (meno 300.000), sia i loro stipendi. Ora, bloccando ancora una volta i contratti, chiude la porta sia al diritto dei dipendenti pubblici ad un rinnovo che aspettano da quasi sei anni, sia all’unica leva efficace di innovazione”.