
Ad aprire i lavori è stato il segretario provinciale della Cisl Funzione Pubblica, Franco Berardi, che ha delineato un quadro complessivo di ciò che sa generare la nostra provincia anche nel settore dei servizi pubblici: Brescia ha livelli di efficienza e di produttiva nella pubblica amministrazione molto al di sopra della media con dotazioni organiche molto al sotto della media. “Per come stanno le cose – ha detto Berardi con una provocazione affidata all’esponente di Governo – o assegnate a Brescia il personale che manca oppure dovreste parametrare il resto dei servizi pubblici italiani con gli indicatori bresciani!”.
Insomma, non si può continuare a spremere i lavoratori e a far conto sul loro senso di responsabilità.
Dando atto all’insieme degli uffici della pubblica amministrazione bresciana una concreta capacità di risposta a servizio dei cittadini e del sistema economico, Rughetti ha affermato di comprendere il disagio e le ragioni dei lavoratori pubblici, dichiarando il suo impegno affinché si possa procedere a sbloccare la contrattazione di secondo livello, aziendale e o territoriale in modo da poter riconoscere anche economicamente quanto emerge dai dati in termini di efficienza e di efficacia della macchina pubblica nel nostro territorio. Nel ringraziare per l’opportunità di confronto offertagli dalla Cisl bresciana, il sottosegretario si è impegnato a tenere vivo il rapporto con il laboratorio di idee che Brescia sa esprimere anche nel settore della Pubblica amministrazione.
Altre sollecitazioni sono venute dagli interventi dell’assessore regionale Alberto Cavalli (non si è tenuto conto delle esigenze territoriali), del parlamentare Guido Galperti (la riforma è un percorso che non si esaurisce in singoli episodi) e del nuovo presidente della Provincia Pier Luigi Mottinelli (bene la riforma ma tempi incompatibili con la realtà).
Rughetti ha risposto mettendo in luce lo sforzo di un a riforma che ha come obiettivo di fondo quello di tessere una rete d’istituzioni al servizio della comunità e ribadendo che l’azione del Governo per la Pubblica amministrazione, volendo dare un forte segno di discontinuità, non poteva che avere i caratteri dell’intervento emergenziale.


