
NEL BRESCIANO – Ad oggi i posti letto autorizzati nelle strutture bresciane assommano a 7.837 di cui 7.046 i posti accreditati e 7.013 i posti a contratto, distribuiti in 121 residenze. In provincia operano 63 Centri Diurni Integrati per un totale di 1.280 posti, 318 i pazienti affetti dal morbo di Alzheimer assistiti in strutture ad hoc e 96 posti nei 7 Hospice presenti.
SEMPRE PIÙ ALTA L’ETÀ MEDIA IN INGRESSO – Tutto ciò in una situazione che a partire dal 2008 ha visto un aumento della complessità dei casi trattati e un incremento significativo dell’età media dell’utenza in ingresso (82,5 anni; quasi 8 in più negli ultimi 10 anni), a testimonianza di un trend che vede il ricorso alla RSA sempre di più nei casi estremi quando la gravità del caso non consente una gestione del’anziano all’interno del nucleo familiare.
I COSTI PER LE FAMIGLIE – Sul fronte dei costi, si registra un aumento medio della retta giornaliera in provincia di Brescia negli ultimi quattro anni di poco inferiore ai 4 euro, al di sotto dell’aumento medio regionale che supera ampiamente il 10%, così come la quota “alberghiera” a carico degli utenti e delle relative famiglie colloca le nostre RSA e quelle della Valle Camonica rispettivamente al terzultimo e penultimo posto della graduatoria regionale. Gli incrementi maggiori si sono registrati nel 2011 con aumenti significativi in parecchie strutture, pari se non superiori, in alcuni casi, ai 150-200 euro mensili.
Il dato regionale conferma che, a fine 2012, le rette delle RSA avevano valori compresi fra i 1.700 e i 2.000 euro mensili a fronte di un potere d’acquisto del reddito delle famiglie ridottosi nel corso dello stesso anno del 4,8% (fonte ISTAT- 2013)
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DA UNA PROVINCIA ALL’ALTRA IN CERCA DELLE RETTE PIÙ CONVENIENTI – Assistiamo, così, ad un vero e proprio fenomeno di “migrazione” dell’utenza non solo all’interno dello stesso territorio, ma fra provincia e provincia, alla ricerca della struttura più economica.
OCCORRE RIPENSARE IL MODELLO ASSISTENZIALE IN LOMBARDIA – L’insostenibilità dei costi, aggravata dalla perdurante crisi economica, rilancia la necessità di un profondo ripensamento del modello assistenziale in Lombardia, che, accanto ad una attenta politica di prevenzione e di educazione a stili di vita più sani, incrementi la permanenza dell’anziano nella propria struttura familiare il più a lungo possibile, con un potenziamento del servizi di assistenza domiciliare integrata e un sostegno alle famiglie che scelgono di curare il proprio caro nell’ambito delle struttura domestica.
La tenuta e la qualità del sistema, nel prossimo futuro, sarà determinata per buona parte dalle politiche per l’età anziana, in costante aumento; politiche da ripensare secondo alcune direttrici:
• Il mantenimento più a lungo possibile della persona fragile nella propria abitazione con la conseguente richiesta di servizi di prossimità e di sostegno alla domiciliarità, in particolare per quanto riguarda le persone parzialmente autosufficienti;
• La presenza di servizi sempre più specializzati rispetto a determinate patologie e problematiche (Alzheimer, demenza senile, ecc.);
• L’implementazione di servizi per le persone che necessitano di soluzioni abitative intermedie con caratteristiche di protezione socio-sanitaria (residenzialità leggera);
• L’attivazione di opportunità ricreative, di spazi di socialità e luoghi di aggregazione che consentano il mantenimento di relazioni sociali per gli anziani che vivono da soli o lontani dal proprio nucleo familiare.
Parimenti è di fondamentale importanza la contrattazione a livello locale al fine di assicurare un livello di “welfare” che garantisca i servizi a sostegno delle fragilità dell’anziano e supporti i care giver.