
IL SINDACATO VIVE DI CONTRATTAZIONE NON DI CONCERTAZIONE
“E’ bene che sia Renzi a farsi una ragione del fatto che il confronto e il dialogo non sono un optional ma un dovere di chi ha ambizioni di governo – continua il segretario della Cisl bresciana – Il sindacato vive di contrattazione non di concertazione e la Cisl è legittimata dalla rappresentanza che le è affidata dai suoi iscritti e che esercita nelle relazioni industriali, non dal numero di volte in cui viene convocata a Palazzo Chigi! La concertazione ha caratterizzato un periodo storico preciso in cui il sindacato è stato chiamato a fare supplenza alla disgregazione a cui si era condannata la politica dell’ultimo decennio del secolo scorso. Quel periodo è finito. Non abbiamo nostalgie di sorta. Ci interessa il presente e ancor di più il futuro che si sta costruendo. Per questo speriamo che il premier esca presto dal copione tacheriano che va recitando”.
LA CISL E’ STATA LA PRIMA A RIPENSARE IL SUO MODELLO ORGANIZZATIVO
E A DOTARSI DI UN’ANAGRAFE DEGLI ISCRITTI:
ASPETTIAMO CHE LO FACCIANO TUTTI, NON SOLO I SINDACATI
“Risintonizzarsi rispetto ai cambiamenti in atto è un esercizio che riguarda tutti gli attori sociali, non solo il sindacato – avverte Torri – perché sono trasformazioni che chiedono un di più di trasparenza, di coerenza, di affidabilità . Per quanto ci riguarda l’accordo tra Cgil Cisl Uil e Confindustria sulla rappresentanza va in questa direzione, con una raccolta di norme che mettono fine all’autoreferenzialità e all’approssimazione. D’ora in poi sapremo e tutti sapranno chi rappresenta chi, con quali numeri e che valore hanno in termini di rappresentanza i contratti sottoscritti”.
LA SFIDA RIPARTE DAL TERRITORIO
“La sfida che appassiona la Cisl – aggiunge il segretario provinciale del sindacato di via Altipiani d’Asiago – riparte dunque dal basso, dalla moltiplicazione dei presidi territoriali, dalla presenza nei luoghi di lavoro, dalla vicinanza concreta ai lavoratori, ai giovani, alle fasce sociali più deboli. L’obiettivo è contrattare salario e incentivi legati a produttività e competitività, conciliazione dei tempi di lavoro e di vita, flessibilità e riqualificazione professionale, solidarietà e ammortizzatori sociali. Ed è dal basso che stiamo costruendo welfare aziendale per colmare i tanti vuoti che la riforma dello stato sociale ha lasciato dietro di sé. E poi welfare territoriale, come stiamo facendo a Brescia insieme al Comune individuando un modello che garantisca servizi adeguati alla persona e alle famiglie”.