
Il riferimento è all’aumento “dell’Iva dal 4% al 10% (e all’11% dal luglio 2013) per le prestazioni socio sanitarie delle cooperative sociali che rischia di essere il colpo di grazia definitivo al welfare del Paese, con un aggravio di ben 510 milioni di euro che si ripartirebbero per il 70% sulla Pubblica Amministrazione e per il 30% sulle famiglie utenti finali dei servizi”.
“In questo modo – si legge ancora nell’appello – viene confermata un’impostazione di fondo che deve assolutamente essere cambiata. Quella cioè di considerare la spesa nel sociale come un costo e non come un investimento in capitale sociale. Un investimento che deve avere come obiettivo quello di far uscire dall’emergenza e dalla povertà classica o moderna che sia, fasce fragili di popolazione, famiglie in difficoltà, anziani non autosufficienti, persone con disabilità”.