
LA RICOSTRUZIONE DELLA VICENDA – Di fronte al ritardo dell’Italia nel varare misure anticrisi con un piano di interventi per la crescita e lo sviluppo l’Unione Europea ha imposto al Governo di presentare al Consiglio europeo gli impegni che intende assumere, subordinando a queste decisioni il sostegno dell’Europa al nostro Paese. Il Governo, fortemente diviso al proprio interno, non riuscendo a varare provvedimenti concreti nei tempi richiesti, ha presentato al Consiglio europeo un documento in cui si impegna a varare il piano di crescita entro il 15 novembre.
LA LETTERA – Tra i principali provvedimenti indicati per favorire la crescita c’è una norma per rendere più semplici i licenziamenti che sarà varata entro maggio 2012. Inoltre dal 2026 si andrà in pensione a 67 anni. Il Governo prevede anche un piano di dismissioni per 5 miliardi in tre anni che sarà presentato entro il 30 novembre. E ancora è prevista la mobilità obbligatoria del personale della pubblica amministrazione.
LA REAZIONE DELLA CISL – Immediata la reazione delle organizzazioni sindacali. “La Cisl andrà allo sciopero se verrà modificato l’assetto dei licenziamenti senza il consenso delle parti sociali” ha detto a più riprese nel corso della mattinata Raffaele Bonanni, Segretario generale della Cisl.
Quella proposta, ha aggiunto il segretario generale della Cisl, è una “istigazione alla ribellione”. Nei rapporti con i lavoratori “non bisogna cambiare la rotta seguita finora che si poneva l’obiettivo della coesione sociale. Parlare di licenziamenti arroventa il clima e finisce per impedire qualunque discussione sul tema del lavoro”.
“Quanto alle pensioni – ha aggiunto Bonanni – gli impegni del Governo non vanno oltre quanto fatto finora, che ha garantito la stabilità del sistema ed è molto più di quello che hanno fatto gli altri Paesi europei. La Cisl sulle pensioni propone altre cose, a partire dalla necessità di rendere obbligatoria la previdenza integrativa, che oggi riguarda solo il 10% dei giovani”.
Bonanni ha ribadito le cose che secondo la Cisl il Governo dovrebbe fare i n alternativa a quelle indicate nella lettera all’Europa: “la riforma fiscale, la cui delega è ancorata nel porto delle nebbie in Parlamento; la patrimoniale, con l’esclusione della prima casa; i tagli ai costi della politica e delle amministrazioni; una governance diversa per le municipalizzate, “ultimo scorcio di Unione sovietica”. La Cisl è dunque pronta a mobilitarsi con chiunque aderirà alle proposte e alle poteste su questi temi.