
A Lumezzane – scrive il quotidiano – due appartamenti sono stati messi a disposizione della biblioteca e dell’associazione don Bosco per l’ospitalità ai volontari al rientro dalle missioni. A Capriano del Colle l’affitto ricavato dalla locazione di un appartamento confiscato alla mafia viene destinato all’assistenza agli anziani”.
“Ma la presenza di beni legati alla criminalità organizzata – si chiede il giornale – in che misura preoccupa i Comuni? Spiega Mario Bocchio, sindaco di Lonato: «Non ho motivo di pensare dell’esistenza di una criminalità di questo tipo che investe a Lonato. Conosciamo tutti gli imprenditori impegnati nelle operazioni immobiliari appena varate e non credo ci siano motivi di preoccupazione».
Più o meno lo stesso ragionamento seguito da Sergio Parolini, assessore nel confinante Desenzano, la capitale del Garda, sul cui territorio di recente sono stati assegnati – uno alla Guardia di finanza e l’altro al Comune a favore degli anziani – due appartamenti confiscati: «Direi che l’economia di Desenzano – osserva Parolini – è ben conosciuta, gli stessi imprenditori anche; consideriamo inoltre una buona ed efficace presenza delle forze dell’ordine, tutto questo ci aiuta ad evitare complicazioni, almeno questa è la mia percezione, poi certo ne ho sentite di tutti i colori…».
A Roncadelle il sindaco Michele Orlando aveva messo gli occhi su un paio di immobili, ma l’assegnazione al momento è ferma al palo per problemi legati all’iter giudiziario: «So che il proprietario di una villa confiscata ha fatto ricorso e quindi l’assegnazione è stata sospesa». Più in generale, sul controllo il primo cittadino ammette che gli amministratori non dispongono purtroppo di particolari strumenti.
«Qualche timore può sorgere in materia di appalti pubblici – riflette Orlando – e si possono adottare degli accorgimenti, ma nulla di più. Certo sarebbe interessante, ed è un’idea a cui ho pensato, studiare un questionario in forma anonima da distribuire agli operatori economici per capire se sono state vittime di organizzazioni criminali. È solo un’idea – ammette Orlando – però varrebbe la pena parlarne». C’è infine un aspetto culturale da coltivare, per rimediare a una sottovalutazione cresciuta nell’opinione pubblica della presenza criminale al Nord, come sollecita Giuseppe Giuffredi, del coordinamento bresciano di Libera e direttore amministrativo della Procura distrettuale antimafia di Brescia: «È importante parlare di questi fenomeni, favorirne la conoscenza tra la gente, credo che anche questo sia un modo per contrastare il crimine».