Che il mercato del lavoro abbia pesanti disparità di genere non è, purtroppo, una novità; che tutto ciò sia ancora più marcato nelle dinamiche della stabilizzazione dei rapporti di lavoro configura invece una ulteriore criticità, “che rimanda – spiega Tiziana Fortunali, componete della Segreteria provinciale della CISL intervistata sul tema dal Giornale di Brescia – a questioni come la maggiore concentrazione del lavoro femminile nei servizi e delle responsabilità di cura familiare, che spesso incidono sulla possibilità di accedere a un’occupazione a tempo pieno”.
I NUMERI
Uno studio del Dipartimento Mercato del Lavoro di CISL Brescia evidenzia che nel 2025 nella nostra provincia si siano registrati 213.305 avviamenti, di cui 121.499 hanno riguardato uomini (57%) e 91.806 donne (43%).
Se però si osservano le trasformazioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, sono state complessivamente 20.629, ben 12.490 hanno riguardato gli uomini, pari al 60,5%, e solo 8.139 le donne, pari al 39,50%.
LAVORATRICI SEMPRE PENALIZZATE
“La differenza – sottolinea ancora Tiziana Fortunali – emerge in maniera ancora più significativa considerando la tipologia oraria dei contratti trasformati. Per le donne, infatti, circa il 64% delle trasformazioni riguarda contratti part-time, mentre soltanto il 36% riguarda full-time. Per gli uomini il quadro è opposto: il 79,5% delle trasformazioni riguarda rapporti a tempo pieno e soltanto il 20,50% part-time. Non solo le donne risultano meno presenti nelle trasformazioni a tempo indeterminato, ma quando raggiungono la stabilizzazione lo fanno molto più frequentemente attraverso un contratto part-time”.
Dati, analisi e commenti nella pagina del Giornale di Brescia