Parlare di lavoro pensando ad altro. Il caso del M5S e del “salario minimo comunale”
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Parlare di lavoro pensando ad altro. Il caso del M5S e del “salario minimo comunale”

Se ne parla oggi sul Giornale di Brescia che pubblica la dichiarazione del segretario CISL e un commento del vice direttore

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Pubblicato il 15 Giugno 2024

Giovedì scorso il Giornale di Brescia ha dato notizia di una proposta del Movimento 5 Stelle bresciano per la creazione del “salario minimo comunale”. Chiunque lavorerà per o con il Comune – questo l’intento – (incluse ditte che si aggiudicano gare di appalto o concessioni) dovrà garantire come requisito inderogabile un trattamento economico pari ad almeno 9 euro all’ora. Il portavoce del M5S informa che il tema è già realtà nei Comuni di Firenze, Livorno, Bacoli e Pollezzano.

“A Brescia, però, – spiegava il giornale – questa proposta è una prova generale per capire se è percorribile nei fatti, provvedimenti e temi sul tavolo, un’apertura della maggioranza di centrosinistra in città al
Movimento 5 stelle, che è sì fuori da Palazzo Loggia ma che non intende stare fuori dalle politiche”.

Sentito dal quotidiano, il segretario generale di CISL Brescia ha rilasciato una dichiarazione che il Giornale di Brescia ha trasformato in una “lettera al direttore”. E’ pubblicata nell’edizione di oggi. Al testo di Alberto Pluda segue un commento del Giornale siglato dal vice direttore Giorgio Bardaglio.

 

La dichiarazione (lettera al direttore) del segretario CISL

Il calcolo politico è del tutto evidente; non le è da meno la distanza del M5S dai problemi reali del mondo del lavoro e dei lavoratori. Come è stato più volte ribadito, il 97% dei contratti collettivi di lavoro prevede un minimo salariale ben più alto di 9 euro l’ora.

Sull’obiezione che comunque c’è un numero di lavoratori significativo che non è tutelato, rispondo che è sulla lotta al dumping contrattuale che c’è bisogno della politica: si occupi di varare norme a contrasto del fenomeno e che diano valore erga omnes ai trattamenti economici previsti dai contratti nazionali stipulati dalle parti sociali più rappresentative.

La dignità del lavoro la assicurano i contratti, non i proclami di chi pensa di poter fare a meno delle parti sociali. A chi lavora o lavorerà per o con il Comune non occorre chiedere impegni estemporanei: basta semplicemente verificare qual è il contratto di inquadramento dei loro lavoratori; e deve essere il Comune che impedisce l’accesso ai bandi ad aziende e imprese che ricorrono a contratti pirata siglati da una parte da datori di lavoro senza scrupoli e senza dignità, e dall’altra da sigle sindacali create dal nulla che non rappresentano nessuno. Un po’ più di dialogo e di confronto con chi di lavoratori a Brescia ne rappresenta complessivamente oltre 200mila aiuterebbe anche la politica nostrana.

Alberto Pluda, segretario generale CISL Brescia

 

Il commento del Giornale di Brescia

Gentile segretario, su questo tema siamo d’accordo con lei. Punto. Lo scriviamo chiaramente, senza aggiungere proclami che suonerebbero soltanto come un parlare a nuora (lei) affinché suocera (la politica) intenda.
Come principio la battaglia sul salario minimo è sacrosanta, la realtà tuttavia se ne infischia dei principi e nei fatti li supera, considerato appunto che la paga oraria è superiore, specialmente dalle nostre parti, nel Nord Italia.
Se il M5s a Brescia ha davvero intenzione di allargare l’alleanza del centrosinistra in Loggia non prenda a pretesto un’ovvietà, bensì scelga come «pegno d’amore» qualche argomento più controverso, oppure parli pane al pane e vino al vino, chiedendo ufficialmente di farvi parte non a gettone, ma per interesse politico con una precisa progettualità e durata.
(g. bar.)