
L’agenzia ANSA, che ha battuto la notizia nel primo pomeriggio di oggi, riporta alcuni particolari della motivazione.
Carlo Maria Maggi aveva “la consapevolezza” di poter contare “a livello locale e non solo, sulle simpatie e sulle coperture – se non addirittura sull’appoggio diretto – di appartenenti di apparati dello Stato e ai servizi di sicurezza nazionale ed esteri”.
I giudici, presieduti da Anna Conforti, sottolineano che Maggi “era l’unica figura che all’epoca dei fatti coniugava a un tempo l’ideologia stragista, il parvente instancabile attivismo per riorganizzare in Ordine Nero gli orfani del dissolto Ordine Nuovo”, e i cani sciolti dell’estremismo neo fascista. Aveva inoltre il carisma per svolgere un ruolo assolutamente centrale in tale opere di costituzione, e poteva disporre di più canali di approvvigionamento di armi ed esplosivi” e “la disponibilità di gelignite, esplosivo utilizzato per il confezionamento dell’ordigno fatto esplodere in piazza della Loggia “che causò 8 morti e oltre 100 feriti, nel corso di una manifestazione antifascista”.
La corte sottolinea inoltre che Maggi poteva disporre “di un armiere con le capacità per confezionare l’ordigno o per intervenire alla bisogna”. Maggi avrebbe infine, avuto “la rete di collegamenti necessari per completare la fase esecutiva dell’attentato senza “sporcarsi le mani”.