
I PUNTI DEBOLI DELLA RIFORMA
Nel testo all’esame del Consiglio – hanno affermato i sindacati in Commissione – non c’è un impegno strutturale sul finanziamento dell’edilizia pubblica. La misura solidaristica per compensare i gestori dei mancati ricavi per morosità incolpevole è insufficiente, mentre i finanziamenti previsti per i programmi di recupero degli immobili, comprensivi degli scarsi stanziamenti statali trasferiti con la legge 80/2014, sono le stesse risorse trovate nel precedente assestamento di bilancio e non hanno una valenza strutturale.
Non solo: la riforma propone una disciplina degli accessi discriminatoria verso i poveri e i migranti, con limitazioni per quote d’ingresso e con meccanismi opachi di assegnazione degli alloggi.
RILANCIARE UN MODELLO DI SERVIZIO E DI GESTIONE
“È urgente – ha sottolineato il Sicet Cisl – rilanciare un modello di servizio e di gestione pubblica delle case popolari che tuteli i diritti di persone e famiglie in condizioni di disagio, senza discriminazioni nei criteri d’accesso e nelle procedure di assegnazione. Il progetto di riforma, inoltre, vorrebbe definire il sistema regionale dell’edilizia sociale attorno a un modello di integrazione pubblico/privato, rispetto al quale si dovrebbe garantire la funzione sociale delle Aler e di tutti i gestori che operano o potranno operare nel nuovo sistema, assicurando il sostegno finanziario al risanamento delle Aler e tutelando i livelli occupazionali e la professionalità degli operatori dell’azienda, valorizzando la partecipazione e i servizi agli inquilini con particolare attenzione alla popolazione fragile e anziana”.