Nel mese di luglio Brescia ha fatto registrare un tasso di inflazione dell’1,7%, vale a dire un rincaro per famiglia di 514 euro. La periodica rilevazione dell’ISTAT colloca Brescia al 16° posto nella classifica delle città italiane più care.
Voli nazionali, caffè, cacao e cioccolato in polvere sono ai primi posti dei rincari rilevati a livello nazionale dall’ISTAT, mentre la Commissione del Comune di Brescia per il controllo della rilevazione dei prezzi al consumo registra i maggiori aumenti nelle classi di spesa di ristoranti e bar (+5,7%) e dei servizi di alloggio (+1,9%), seguiti da prodotti alimentari e bevande analcoliche (+3,6%), dalle carni (+2,9%) dal pesce (+2,5%), latte, formaggi e uova (+5,1%) e dalla frutta con addirittura un +13,4%.
Punzi (Adiconsum): La domanda è: che cosa ci sfugge?
Intervistato dal Giornale di Brescia, Giovanni Punzi, presidente di Adiconsum, l’Associazione dei consumatori promossa dalla Cisl che partecipa al lavoro della Commissione del Comune, ha dichiarato: “Sono aumenti esponenziali e inspiegabili: se si capisce il rincaro di un prodotto importato come il caffè, sui servizi di casa nostra c’è evidentemente qualcosa che non va a livello nazionale. La domanda quindi è questa: che cosa ci sfugge? Perché non riusciamo a controllare questi aumenti? Lo stesso dicasi per il carrello della spesa: nemmeno l’iniziativa governativa del bollino tricolore ha funzionato, bisogna trovare altre soluzioni, innanzitutto fare delle verifiche sui beni che non sono sottoposti a dazi”.
“Dal nostro osservatorio – ha aggiunto – possiamo confermare che gli effetti dei rincari sui comportamenti dei consumatori sono evidenti, dalla riduzione delle vacanze fino alla grande attenzione alle offerte quando si tratta di rifornire la dispensa”.