I sindacati chiedono un’ordinanza regionale per fermare il lavoro se fa troppo caldo
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I sindacati chiedono un’ordinanza regionale per fermare il lavoro se fa troppo caldo

Stop dalle 12 alle 16 se l'analisi dell'impatto dello stress termico ambientale segnala un livello di rischio “alto”

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Pubblicato il 27 Giugno 2025

Cgil, Cisl e Uil della Lombardia chiedono un’ordinanza regionale che vieti le attività lavorative con esposizione prolungata al sole e con elevato sforzo fisico, indicativamente nella fascia oraria compresa tra le 12 e le 16, nei giorni e nei territori in cui l’analisi dell’impatto dello stress termico ambientale segnala un livello di rischio “alto”.

I sindacati hanno chiesto che tutte le componenti della Cabina di Regia – organizzazioni datoriali e Ats lombarde – sostengano questa richiesta. “Purtroppo – scrivono in una nota unitaria Cgil CISL Uil – la posizione che sarà trasmessa all’assessorato dai tecnici della Regione rifletterà unicamente la nostra proposta. Durante l’incontro, le Ats hanno richiamato l’attenzione sull’importanza dei piani mirati di prevenzione, delle linee di indirizzo nazionali, dell’attività di vigilanza e della corretta valutazione del rischio, considerandoli strumenti prioritari per affrontare l’emergenza caldo”.

Strumenti certamente importanti, riconoscono i sindacati, anche se “l’adozione di un’ordinanza regionale rappresenterebbe uno strumento complementare, capace di produrre effetti immediati a tutela della salute di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori, in particolare di chi opera come autonomo o in aziende che non adottano modelli organizzativi adeguati alla prevenzione dello stress da calore e dell’esposizione solare”.

“Per questi motivi – conclude la nota sindacale – riteniamo profondamente sbagliata la scelta di non sostenere collettivamente questa richiesta all’interno della Cabina di Regia. Chiediamo ancora una volta all’assessore Guido Bertolaso di emanare un’ordinanza regionale urgente, come già avvenuto in altre regioni italiane quali Campania, Lazio, Umbria, Sicilia, Calabria, Puglia e Toscana”.