Grande manifestazione europea a Bruxelles organizzata da IndustriAll Europe, il sindacato europeo dell’industria, per rivendicare un vero piano industriale europeo.
Le rappresentanze dei lavoratori dell’industria metalmeccanica e dell’installazione di impianti, della chimica-farmaceutica, dell’energia, della gomma e della plastica, della ceramica e del vetro e della moda di Fim, Fiom, Uilm, Filctem, Femca, Uiltec si sono riunite davanti alla sede del Consiglio europeo lamentando la mancanza di una chiara strategia e di un piano industriale europeo, di decisioni aziendali sbagliate e di ritardi negli investimenti nell’industria.
La delegazione bresciana della Fim Cisl provinciale era guidata dal segretario generale Stefano Olivari (foto).
Richieste chiare e stringenti
Cinque le richieste dei sindacati per un vero piano industriale europeo: investire nella formazione delle lavoratrici e dei lavoratori per garantire una giusta transizione ed evitare licenziamenti; prevedere una politica industriale con forti investimenti pubblici per una crescita inclusiva a condizionalità sociali integrate in tutti gli investimenti pubblici; investire in reti e infrastrutture moderne per un’energia stabile, conveniente, affidabile e a basse emissioni di carbonio; rafforzare la contrattazione collettiva e la partecipazione dei lavoratori al processo decisionale; garantire pratiche di acquisto eque e la due diligence sui diritti umani lungo le catene di fornitura.
Stop agli approcci ideologici e sovranisti
“Per noi è necessario che la transizione green e digitale venga gestita senza approcci ideologici e senza posizioni sovraniste”, afferma il segretario nazionale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, presente alla manifestazione. “Serve una politica industriale comune europea che metta al centro sostenibilità sociale e ambientale insieme ad investimenti, formazione e ammortizzatori sociali per i lavoratori impedendo licenziamenti e chiusure di stabilimenti. Non possiamo immaginare di gestire da soli chiusi nei nostri Stati nazionali la rivoluzione digitale, green ed energetica in atto, dentro uno scenario geopolitico che vede l’Europa schiacciata tra USA e Cina”.
Sviluppare politiche industriali e sociali
“Occorre sviluppare politiche industriali e sociali in grado di aiutare le imprese e le persone coinvolte, altrimenti si rischia il disfacimento dell’intero tessuto industriale e sociale dell’Europa. Il costo dell’energia è al primo posto rispetto alla possibilità che le nostre imprese possano essere competitive a cui si si sommano gli investimenti in tecnologia su cui siamo in forte ritardo rispetto a USA e Cina soprattutto su AI il cui impatto sarà pesante anche in termini occupazionali. Proprio su quest’ultimo punto sarà necessario investire moltissimo in formazione e ricerca, oltre che in ammortizzatori sociali che permettano di tenere dentro il lavoro le persone che verranno impattate”.
Lavorare unitariamente alla revisione del green deal
“L’Italia è uno dei paesi UE insieme a Germania e Francia ad essere maggiormente colpito dalle politiche del green deal. – aggiunge infine Uliano – Gran parte della sua industria dall’auto, alla siderurgia, alla termomeccanica, all’impiantistica è legata alla transizione green, per questo abbiamo chiesto ai parlamentari di lavorare unitariamente alla revisione del green deal secondo i 5 punti che insieme ad IndustriAll abbiamo chiesto, integrandoli con politiche di sostegno per finanziare formazione e ammortizzatori extra ai quali dovremmo necessariamente ricorrere nei prossimi anni”.