Cresce il reddito dei bresciani ed è anche merito della contrattazione collettiva
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Cresce il reddito dei bresciani ed è anche merito della contrattazione collettiva

I dati evidenziano un incremento del 5,1%, la stessa percentuale di incremento degli stipendi con i contratti rinnovati

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Pubblicato il 8 Ottobre 2024

“Aumenta il reddito dei bresciani”. Il titolo a tutta pagina è del Giornale di Brescia che dedica oggi a questo indicatore del benessere un largo approfondimento. Mediamente e al netto dell’inflazione il reddito procapite è passato da 23.364 a 24.577 euro.

A cosa si deve questo incremento del 5,1%? Il quotidiano di via Solferino ha girato la domanda al segretario provinciale della CISL, Alberto Pluda. Secondo il leader sindacale c’è un filo che lega l’aumento medio dei redditi dei bresciani alla contrattazione collettiva.

«Tutti i contratti nazionali rinnovati hanno portato ad un 5,2% di incremento degli stipendi. Possiamo quindi dire che la crescita dei redditi è frutto della contrattazione».

Non è tutto oro ciò che luccica, però. «Perché dal nostro osservatorio – ha aggiunto Pluda – emerge che anche a Brescia c’è un serio problema di redistribuzione della ricchezza, a macchia di leopardo. Soprattutto dopo il covid notiamo che la forbice si è allargata e questo ci preoccupa per la sostenibilità delle famiglie, dei più deboli e degli anziani».

Ecco perché la vera svolta, per Pluda, è l’introduzione di accordi territoriali: «Sono decenni che a Brescia non si fanno accordi provinciali, in pressoché tutti i comparti. Nel settore metalmeccanico non esistono, in quello del commercio e turismo l’ultimo risale al 1970. Pensiamo sia una necessità, specialmente nel nostro territorio dove la maggior parte delle aziende ha meno di 10-15 dipendenti. Ed è in questa cornice territoriale che va considerata la contrattazione, in un’ottica di redistribuzione. Ci stiamo provando, seppur tra tante difficoltà».

In un effetto domino del mondo produttivo, per Cisl Brescia accordi territoriali significano anche partecipazione dei lavoratori: «Non siamo più negli anni Cinquanta dove i lavoratori sono solo ingranaggi della fabbrica, oggi vogliono sentirsi protagonisti della gestione dell’azienda. Ed è stato dimostrato che dove c’è più protagonismo aumenta anche la produttività. Certo, ci vogliono formazione e soprattutto una classe imprenditoriale matura». Il riferimento è alla proposta di legge di iniziativa popolare sulla partecipazione alla gestione delle aziende, che vede la Cisl coinvolta direttamente dopo aver raccoto 400mila firme. Una proposta che prevede la possibilità che anche i lavoratori possano entrare nei Consigli di amministrazione.

L’altra leva per aumentare le risorse ai lavoratori è poi l’interlocuzione col governo: «Noi chiediamo che venga confermato il taglio al cuneo contributivo e l’accorpamento delle aliquote Irpef. Bisogna inoltre garantire l’indicizzazione delle pensioni in essere all’inflazione, perché il potere d’acquisto è andato perso».

Tradotto: meno tasse ai lavoratori e pensioni adattate al costo della vita. Infine, «al governo chiediamo aiuti alle famiglie e politiche per la genitorialità, oltre alla defiscalizzazione dei premi di produttività e dei fringe benefit». Richieste che, se applicate, coinciderebbero con minori entrate per le casse statali. Come far quadrare i conti allora? «Se agisco sull’aumento del reddito non si può poi pensare a tagliare comparti pubblici come la sanità e la scuola – continua Pluda -. La redistribuzione sta anche lì, altrimenti ogni sforzo è inutile». Come recuperare allora le risorse perse? «C’è una sola risposta: lotta all’evasione e all’elusione contributiva e fiscale».