C’è ancora un grande lavoro da fare perché nei luoghi di lavoro si affermi una diffusa e articolata cultura della sicurezza. Il segretario generale di Cisl Brescia, Alberto Pluda, lo ha ribadito questa mattina al termine della presentazione dei risultati di una ricerca promossa dall’organizzazione sindacale con il coinvolgimento di migliaia di iscritti e l’elaborazione finale delle risposte di 1.045 questionari.
L’iniziativa rientra nel percorso di mobilitazione per la sicurezza che la Cisl ha avviato a livello nazionale e che sul territorio prevede un’assemblea generale dei delegati Cisl il 22 aprile al Centro Fiera di Montichiari.
“Di fronte alla scia di sangue degli infortuni mortali sul lavoro che vede Brescia drammaticamente coinvolta – ha affermato Pluda – ci sono risposte facili, come quella dello sciopero, e risposte più faticose, come quella di incalzare tutti gli attori in campo a dare corso agli impegni di responsabilità, di formazione e di informazione sottoscritti e da troppi firmatari disattesi. La nostra risposta va in questo senso: non ci si può più accontentare di slogan e proclami. Per questo abbiamo voluto interpellare direttamente i lavoratori e dalle loro risposte emergono spunti per mettere precisamente a fuoco le cose da fare e le modalità con cui farle”.
Parlano i lavoratori
A presentare il dettaglio dei dati è stato Francesco Girolimetto, direttore di BiblioLavoro, il centro studi di Cisl Lombardia che ha elaborato le risposte dei lavoratori.
Sono stati coinvolti tutti i settori produttivi, pubblici e privati, con un’eterogenea distribuzione per genere, età (la media è 48 anni) e dimensione delle imprese.
Gli eccessivi ritmi di lavoro (38,1%), le distrazioni dovute alle molteplicità di mansioni richieste (33,3%) e la strumentazione di lavoro non adeguata (22,5%) sono i fattori che incidono maggiormente sulla probabilità di infortunarsi.
2 lavoratori su 10 identificano la noncuranza dei superiori come fattore di rischio: dato che si aggrava tra i lavoratori dei cantieri arrivando al 36,5%. È questo il settore, in generale, che presenta preoccupazioni maggiori da parte dei lavoratori intervistati.
Oltre il 40% dei lavoratori intervistati dichiara di non aver eseguito programmi di addestramento su salute e sicurezza, il 14% non ha frequentato corsi di formazione e aggiornamento (il 25% tra gli intervistati impiegati nei cantieri). Il 13,8%, infine, dichiara di non aver nemmeno ricevuto generiche informazioni verbali o scritte sul tema salute e sicurezza
Molti sono i lavoratori che dichiarano di sentirsi “spesso” in pericolo sui propri luoghi di lavoro (21% in media, circa il 60% tra i lavoratori dei cantieri). Un dato molto critico riguarda la percentuale di lavoratori che ha subito o ha assistito negli ultimi 3 mesi ad infortuni sul luogo di lavoro dovuti alla mancata osservazione di misure di prevenzione del rischio: il 13,4% in media (21,2% nei cantieri; 21,8% nelle fabbriche).
Chiare le risposte dei lavoratori su come incrementare il livello di sicurezza nei luoghi di lavoro: iniziare ad insegnare sicurezza a partire dalla scuola (65,3%); maggiore responsabilità e investimenti da parte delle aziende (62,8%); pene più severe per chi trasgredisce gli obblighi di legge (54,1%).
Generare collaborazione con le aziende
“La ricerca – ha commentato Paolo Reboni che nella Segreteria provinciale della Cisl segue i temi della sicurezza sul lavoro – offre molti spunti di riflessione e stimoli per generare percorsi di collaborazione più stretti e vincolanti con le aziende sugli obiettivi da raggiungere. La nostra provincia conta 65mila imprese con meno di 9 dipendenti nelle quali per il sindacato è faticosissimo entrare e proporre una formazione di qualità sulla sicurezza. Purtroppo ci sono troppi enti formativi improvvisati e certificazioni che prendono atto di quel che si è fatto e non di come lo si è fatto”.
Che fine hanno fatto le realtà firmatarie dell’accordo provinciale sulla sicurezza?
“Torniamo con forza a chiedere – ha concluso Alberto Pluda – che il Patto provinciale sulla sicurezza firmato tra Cgil, Cisl e Uil e le 13 associazioni dei datori di lavoro il 30 gennaio del 2023 diventi operativo. Ad oggi solo cinque delle realtà che hanno sottoscritto l’accordo hanno risposto positivamente alla sollecitazione della Cisl per riprendere le fila di quella intesa, e tra queste, purtroppo, non ci sono le altre due sigle sindacali. A qualcuno bastano quattro ore di sciopero per mettersi in pace. Alla Cisl, no”.