Un classico delle pagine economiche dei giornali e degli spazi di approfondimento delle televisioni di fine agosto è la ricognizione di opinioni tra le parti sociali in vista della ripresa produttiva di settembre.
Quest’anno è Bresciaoggi ad anticipare tutti che stamattina comincia così un ampio articolo sul tema: “È molto forte la preoccupazione dei sindacati per la ripresa di settembre. Pesano le incertezze, i gravi problemi nazionali e internazionali con le ovvie ripercussioni sulla società e l’economia bresciane. Inflazione, caro energia, impoverimento delle famiglie e perdita del potere d’acquisto di salari e pensioni, il tutto aggravato dal perdurare della guerra in Ucraina e dalla crisi politica”.
Ad aprire le riflessioni per parte sindacale è Alberto Pluda, segretario generale della Cisl bresciana.
“Bisogna unire le forze contro l’emergenza. Solo un tavolo provinciale su retribuzioni e regole può aiutarci a mantenere il controllo, a far riversare positivamente rivendicazioni nazionali anche raggiunte, vedi i ticket aumentati. Serve un contratto territoriale di secondo livello, anche legato ai risultati, alla qualità e alla produttività. Pensiamo, per esempio, guardando ai giovani, uno stimolo alla pensione integrativa, sul modello già adottato anni fa nel commercio, con l’appoggio degli imprenditori. Purtroppo le relazioni sindacali sono alterne, le varie sigle datoriali ci chiamano solo quando serve”.
“Sempre più le famiglie faticano ad arrivare a fine mese, in una zona fra le più care d’Italia – aggiunge Pluda-; le aziende, soprattutto quelle energivore, molto presenti nel Bresciano, addirittura pensano a prolungare la chiusura estiva: è a rischio la tenuta sociale. Occorrono ricette anche locali, occorrono sinergie”.
Preoccupazione anche per la situazione politica che rallenterà le misure di sostegno, e una campagna elettorale in cui si procede con proclami e proposte insostenibili.
Sulle pensioni, tema sempre caldo, per Pluda occorre “cercare soluzioni di buon senso», come la flessibilità in uscita in particolare in taluni ambiti usuranti, i cantieri o le fonderie. Il sistema è molto delicato, le sparate politiche di questi giorni possono rompere gli equilibri, in un momento in cui calano i contributi all’INPS. Noi abbiamo presentato la nostra piattaforma per evitare lo scalone dal I gennaio, tutti in pensione a 65 anni”.