Una serie di decisioni sulla certificazione energetica degli immobili cittadini serviti dal teleriscaldamento, rischia di innescare conseguenze assai problematiche per proprietari ed inquilini.
La questione è stata portata all’attenzione generale dai sindacati da Legambiente, Sunia-Apu, SICET, Uniat, Federconsumatori, UPPI, Confedilizia-APE, Union Casa e Associazione Piccoli Proprietari Case.
La “certificazione” dovrebbe essere l’approdo di un percorso di “riqualificazione energetica”, ma in realtà è divenuta una trappola che potrebbe mettere in difficoltà tantissime famiglie, a partire dall’esclusione dell’accesso al superbonus del 110%.
Per rimediare a questa complicata situazione il SICET e le altre organizzazioni avanzano tre proposte:
- nel medio periodo ed a livello nazionale una revisione del metodo di calcolo della certificazione energetica che porti a considerare da un lato l’effettivo costo di gestione per il cittadino e dall’altro le emissioni di gas climalteranti (CO2 in particolare);
- nel breve periodo un confronto tra A2A e gli enti (Comune di Brescia), le associazioni di cittadini e di categoria e gli ordini professionali che porti ad una migliore comprensione del valore attuale del fattore di conversione in energia primaria e ad una sua eventuale revisione;
- nell’immediato, per far fronte all’urgenza dovuta al rischio esclusione degli edifici bresciani dal Superbonus, che ENEA e MISE consentano l’utilizzo di un valore medio nazionale del fattore di conversione in energia primaria ai fini della redazione dell’APE convenzionale.