
“Un elemento discriminatorio quello della durata della residenza – accusano i sindacati – se si considera che per accedere alla quota aggiuntiva del Fattore Famiglia occorre essere residenti in Lombardia da almeno 7 anni, limitando così la tutela di quelle famiglie in stato di bisogno che, anche per esigenze di lavoro, decidono di trasferirsi nel territorio lombardo”.
LA REGIONE NON HA TENUTO CONTO DELLE OSSERVAZIONI
E DELLE PROPOSTE DELLE PARTI SOCIALI
Cgil Cisl Uil Lombardia chiedono alla Regione di riprendere il confronto avviato ma del quale non ha tenuto conto per nessuna delle osservazioni e proposte inviate tanto all’Assessorato alla Famiglia quanto all’Osservatorio sull’attuazione del “Fattore Famiglia” lombardo.
“Il contributo derivante da Dote infanzia – fanno osservare le organizzazioni sindacali – si colloca nell’ambito di un sistema di interventi di per sé già frammentato e non concorre alla definizione del sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita fino all’inserimento nella scuola primaria”. E’ in questa logica che Cgil, Cisl Uil Lombardia hanno proposto la possibilità di destinare il voucher alle famiglie in modo progressivo, considerando l’intera fascia di età dai 3 ai 6 anni, anche per ridurre le spese in caso di iscrizione e frequenza del bambino alle scuole dell’infanzia, per soggiorni climatici e frequenza a centri estivi.