Diomaiuta (Cisl): Noi portiamo a casa risultati per i lavoratori, gli altri l’attenzione dei media
TORNA INDIETRO

Diomaiuta (Cisl): Noi portiamo a casa risultati per i lavoratori, gli altri l’attenzione dei media

4 min per leggere questo articolo

Pubblicato il 20 Novembre 2017

Chi dice di avere risposte semplici di fronte ai problemi complessi come quelli che stiamo affrontando, prende in giro i lavoratori e i pensionati. Non usa mezzi termini il segretario generale della Cisl bresciana, Francesco Diomaiuta, inquadrando le polemiche delle ultime ore sulla divisione tra le organizzazioni sindacali in vista della chiusura, domani, del confronto con il Governo sul pacchetto previdenza.

La sua relazione introduttiva ai lavori del Consiglio generale dell’organizzazione, che vede la presenza del segretario nazionale Annamaria Furlan e di quello regionale Ugo Duci, ha fotografato la situazione economica e sociale in cui la Cisl è chiamata a muoversi, dai segnali di ripresa al problema occupazionale che attende risposte, da relazioni industriali che hanno bisogno di realismo e coraggio ad una riflessione sociale sul lavoro di oggi e sul lavoro di domani. Ma forti sono state le sottolineature legate all’attualità e alla “macchina del no” che una parte del movimento sindacale alimenta da giorni.

 

Ecco in estrema sintesi alcuni passaggi
della relazione introduttiva di Francesco Diomaiuta

 

SULLA POLITICA
Nel paese il livello del confronto politico è talvolta deprimente: mentre tutto intorno a noi richiederebbe il massimo della coesione, il massimo sforzo nel consolidamento dei fattori che spianano la strada alla ripresa economica e occupazionale, assistiamo a guerre di religione sulle persone piuttosto che sui problemi e sulla progettualità necessaria ad affrontarli e risolverli.

UNA RIPRESA ROBUSTA
Uscire dalla crisi significa avere risorse per intervenire su questa e su altre emergenze del nostro Paese. Martedì scorso Marco Bonometti , già presidente degli industriali bresciani, è stato eletto alla guida di Confindustria Lombardia. Rispondendo al messaggio con cui come Cisl bresciana gli auguravamo buon lavoro, Bonometti ci ha risposto così: “Sono fermamente convinto che solo una crescita sostenuta può contribuire a creare sviluppo e occupazione, ridare fiducia ai giovani e far crescere le nostre comunità”.
Credo che ci sia in queste parole un contenuto di responsabilità sul quale noi come sindacato possiamo e dobbiamo fare leva, per adeguamenti salariali veri, per contratti che investono sul futuro, per relazioni industriali partecipative.
Brescia ha la possibilità e il dovere di alzare l’asticella non solo dei livelli ma anche dei tassi di occupazione, che significa dare risposte alla domanda di lavoro dei giovani e creare le opportunità perché l’occupazione femminile esca dal limbo degli auspici.

IL LAVORO DI OGGI, QUELLO DI DOMANI
Ma una robusta ripresa economica deve essere accompagnata da una robusta riflessione sul lavoro. Qualcuno ha scritto che se gli esquimesi hanno a disposizione 50 parole per dire neve, per definire cosa è oggi il lavoro ne servirebbero molte di più.
Abbiamo bisogno di pensare il lavoro nella prospettiva di un massiccio ricorso alla robotica e all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, nella necessità di una più equa ridistribuzione della ricchezza, nella sua incidenza sulla qualità della vita delle persone.

GUERRA ALL’EVASIONE FISCALE
Bisogna continuare a chiedere un serio contrasto all’evasione e all’elusione fiscale. Non sopportiamo più il fatto che l’unica contribuzione fiscale certa sia quella dei lavoratori dipendenti e pensionati, i soli tassati alla fonte. L’equità fiscale è un tassello del mosaico che complessivamente disegna la ripresa, lo sviluppo, la crescita.

RECUPERARE IL SENSO DI COMUNITÀ
Solo una comunità coesa, partecipata e solidaristica è antidoto alla desocializzazione all’isolamento dei singoli, all’abbandono delle persone. Una comunità non abbandona i suoi componenti in difficoltà. Una comunità costruisce un sistema di welfare che viene incontro, aiuta e rafforza le sue coperture nei momenti difficili, quando il bisogno si manifesta. Un sistema di welfare che si ampli, si ridefinisca, accompagnato da politiche che aiutino chi è in difficoltà a rientrare nella comunità.

L’INDEBOLIMENTO DEL SINDACATO
In questi anni nonostante il grande lavoro fatto per affrontare i temi della crisi e contrattare condizioni migliori di uscita e di accompagnamento dei lavoratori il movimento sindacale si è indebolito, sia nella realtà dei fatti che nell’immaginario collettivo.
Tante sono le motivazioni, certo non ha aiutato l’eterna divisione tra chi guarda al mondo del lavoro con nostalgia e romanticismo e chi lo fa con la responsabilità che il presente esige.

LA DIFFICILE UNITÀ SINDACALE
Su tutti questi temi, nell’ultimo anno e mezzo a Brescia, terra difficile da questo punto di vista, abbiamo ricostruito un percorso di rapporti unitari con le altre sigle confederali, spesso rinunciando a qualcosa, facendo ognuno un passo indietro rispetto alle proprie idee, nel tentativo di essere promotori di una rete territoriale per riportare la comunità bresciana a porre al centro dell’interesse collettivo il lavoro e il bene comune.
Siamo però, adesso in un momento di difficoltà: sembra proprio che contrattare non sia per i nostri compagni di viaggio un aggettivo qualificante del fare sindacato.

SUL CONFRONTO CON IL GOVERNO
Dobbiamo essere chiari tra noi: la strada più facile, più tranquilla e di sicuro risultato mediatico è quella del dire che non va bene niente, che le aperture del Governo sono insufficienti, che ci vuole ben altro.
Ma noi non siamo così. Noi siamo quelli che i problemi li affrontano, che distinguono il possibile dal desiderabile, che guardano al bene di tutti (che è molto diverso dal dire a tutti che hanno ragione a pretendere tutto e anche un po’ di più).
Noi siamo il sindacato nuovo, quello che ha come unico partito di riferimento quello del lavoro, dei lavoratori attivi e dei lavoratori pensionati.

Noi in questa Legge di Bilancio portiamo a casa risultati concreti e tutt’altro che trascurabili nel cosiddetto pacchetto lavoro: l’attenzione ai giovani, alle forme di povertà, ai disoccupati; l’aumento dei tetti per il bonus degli 80 euro, le risorse per i contratti dei dipendenti pubblici. Certo, non ci sono ancora risorse per i contratti nelle Autonomie locali e nella Sanità, così come non trova soluzione lo scandaloso ritardo con cui i dipendenti pubblici ricevono la liquidazione del Tfr/Tfs: ma non si può subordinare lo sblocco contrattuale del pubblico per questioni sulle quali non verrà meno l’azione e la pressione del sindacato.

Fino a sabato il Governo si era limitato ad escludere 15 categorie lavorative dall’aumento dell’età pensionabile, determinante per accedere alla pensione di vecchiaia, quella che dipende cioè soltanto all’età. Non possiamo che sottolineare positivamente la novità dell’ultimo incontro che estende la salvaguardia anche per chi va in pensione per anzianità contributiva, cioè sulla base degli anni lavorati e dei contributi versati.

Così come non possiamo non condividere la proposta del Governo di istituire un fondo destinato al consolidamento dell’APE Sociale.

Sull’automatismo dell’età pensionabile c’è ancora tanto da lavorare, e l’impegno alla costituzione di una commissione sulla valutazione dei lavori gravosi è un altro passo avanti positivo, ma è evidente che i correttivi sono legati al miglioramento complessivo dei conti pubblici e alla sostenibilità del sistema. E così torniamo alle questioni della crescita e dell’occupazione.