
A QUESTO RITMO CI VORRANNO 20 ANNI
“Se guardiamo alla quantità dei volumi censiti – sottolinea Pierluigi Rancati, segretario regionale Cisl Lombardia – è più probabile che con i ritmi attuali di bonifica e smaltimento non bastino nemmeno 20 anni per avvicinarci all’obiettivo della totale eliminazione dell’amianto in territorio lombardo -. E questo perché in Lombardia, come nel resto d’Italia, c’è un problema ancora largamente irrisolto: non si sa come e dove smaltire l’amianto”.
UNA FILIERA PER LA BONIFICA DEL MATERIALE
Servono impegno e responsabilità per muovere l’intera filiera dell’attività di bonifica su un programma fattibile e condiviso, coinvolgendo i Comuni e chi vi abita, semplificando le procedure amministrative per la gestione dei rifiuti contenenti amianto. “Occorre inoltre organizzare il conferimento di prossimità in siti di raccolta comunali o di associazione di comuni per l’autosmaltimento gratuito di piccoli quantitativi di rifiuti presenti nel proprio territorio – aggiunge Rancati – e realizzare in Lombardia siti di conferimento proporzionati ai volumi di rifiuti contenenti amianto da smaltire nell’area lombarda, siano essi discariche e/o impianti d’inertizzazione, anzitutto per la gestione dello smaltimento dei rifiuti in matrice friabile”.
DI AMIANTO SI CONTINUA A MORIRE
A venticinque anni dalla messa al bando con la Legge 257 del 1992, l’amianto continua ad uccidere. Ogni anno in Italia sono circa 4.000 i decessi per neoplasie dovute all’amianto, 450 in Lombardia.
In un documento di sollecitazione e di proposta i sindacati regionali insistono sull’esigenza di potenziare il sistema di sorveglianza sanitaria regionale e assicurare interventi con modalità e procedure omogenee su tutto il territorio. Occorre anche fare di più, magari con l’attivazione di sportelli dedicati, nell’informazione alla popolazione sul rischio di esposizione e sulle alle modalità di bonifica dell’amianto presente negli edifici.
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