
Un incontro avvenuto alla vigilia di una giornata di scadenze molto importanti per tantissimi lavoratori e tantissime famiglie ancora con il fiato sospeso rispetto al loro futuro. Oggi dovrebbe essere presa una decisione definitiva sull’assegnazione dello stabilimento di Montirone.
ATTORI DIVERSISSIMI
Due – diversissimi tra loro – i soggetti che partecipano all’asta: un marchio industriale bresciano del settore come Alfa Acciai e una nuova società, Aqa-Real Sider, costituita da poco più di una settimana dall’immobiliare Aqa di Sarezzo; da un lalto una solida e specifica tradizione imprenditoriale (che per rilevare la fabbrica ha offerto inizialmente un milione e rilanciato poi a 2,805 milioni), dall’altro una società costituita con un capitale sociale di 10.000 euro che si è vista assegnare il sito in via provvisoria dopo un’offerta di 2,550 milioni.
IL NUOVO DI AQA-REAL SIDER
Nel primo incontro con i sindacati avvenuto venerdì scorso il rappresentante della Aqa-Real Sider ha parlato del possibile coinvolgimento di investitori stranieri e di volersi concentrare sull’acquisizione dello stabilimento prima di pensare al rilancio.
LA CONCRETEZZA E LA SOLIDITÀ DI ALFA ACCIAI
Molto più concrete le intenzioni di Alfa Acciai che in caso di aggiudicazione darebbe immediata occupazione ai 70 lavoratori, sia nell’attività di bonifica dello stabilimento che direttamente in Alfa acciai. Ai lavoratori verrebbero garantite le attuali condizioni economiche e se ci fosse necessità della cassa integrazione sarebbero riconosciute le integrazioni di cui godono già i lavoratori di Alfa Acciai.
SCADE IL BANDO PER L’ULTIMO DEI QUATTRO STABILIMENTI
Oggi scade anche il termine del bando per la vendita dello stabilimento ex Stefana di via Bologna a Nave. Sono 190 i lavoratori che sperano oggi di vedere concretizzarsi almeno qualcuna delle tante voci di interessamento all’acquisto che hanno scandito gli ultimi mesi. Per loro l’urgenza di una soluzione è pressante visto che il 2 giugno sono terminati i due anni di cassa integrazione decisi dopo l’ammissione della Stefana al concordato preventivo che ne ha evitato il fallimento e aperto la procedura per la cessione dei rami d’azienda.