
Altre sono le strade per perseguire la salvaguardia dell’ambiente, la trasformazione di impianti tradizionali in produzioni bio compatibili o tecnologie innovative, lo sviluppo delle energie rinnovabili, la sostenibilità delle produzioni, la sicurezza dei lavoratori impegnati all’interno dei siti produttivi, il rapporto con il territorio.
Ribadendo la ferma contrarietà all’iniziativa referendaria, i sindacati di categoria parlano anche delle ripercussioni negative sulla fiscalità locale e centrale, sull’autonomia energetica del Paese e sui danni ambientali che deriverebbero dall’aumento del traffico navale interno per le conseguenti maggiori importazioni di petrolio via navigazione marittima.
“Per queste motivazioni – concludono i sindacati – invitiamo ad affrontare il dibattito sulla transizione energetica fuori da posizioni dogmatiche e precostituite, chiedendo al Governo, alle istituzioni locali e alle aziende del settore di aprire con urgenza un confronto di merito sulla realizzazione della “strategia energetica nazionale” per sostenere gli investimenti e la realizzazione delle infrastrutture innovative e delle nuove tecnologie nel settore, favorendo così la crescita e un rinnovato sviluppo del Paese”.
leggi QUI il testo integrale del documento sindcale