
La Cisl ne ha discusso nell’ultima riunione dell’Esecutivo confederale approvando all’unanimità un documento in cui si afferma che il dibattito “trivellazioni sì trivellazioni no è sbagliato e fuorviante: dobbiamo invece spingere con più forza il Governo, il Parlamento e la politica locale ad assumersi le loro responsabilità e a mettere in campo investimenti e progetti sullo sviluppo della tecnologia verde e comportamenti coerenti nella transizione e nella realizzazione concreta degli obiettivi di progressiva trasformazione in termini di sostenibilità ambientale, delle nostre attività energetiche ed industriali”.
“Tecnicamente – si legge ancora nel documento – il quesito ammesso al referendum chiede di esprimersi per cancellare la norma che consente alle società che hanno già la concessione rilasciata nel rispetto dei requisiti tecnici e delle disposizioni di legge sulla tutela dell’ambiente, di poter protrarre l’estrazione degli idrocarburi al di là del termine temporale della concessione”.
Ma “contrariamente a quanto sostenuto dalla propaganda dei comitati No Triv anche un eventuale esito positivo del referendum non farebbe cessare alcuna attività estrattiva, la renderebbe oggi solo meno conveniente per le imprese e per i territori e domani metterebbe a rischio investimenti e l’occupazione nel settore”.
La Cisl non ritiene che un tema così importante e delicato possa essere affrontato con serietà a colpi di referendum, soprattutto se usato, come fanno i comitati No Triv, per sostenere a nome dell’ambiente una demagogica campagna contro qualsiasi attività energetica ed industriale a prescindere dalle compatibilità ambientali che si possono realizzare e dai progetti di sviluppo e lavoro che queste attività producono per i territori e per il Paese.
L’ordine del giorno approvato dall’Esecutivo nazionale Cisl