Sulle case popolari una riforma regionale sbagliata e discriminatoria
TORNA INDIETRO

Sulle case popolari una riforma regionale sbagliata e discriminatoria

< 1 min per leggere questo articolo

Pubblicato il 7 Novembre 2015

case popolariAncora una riforma regionale sbagliata e discriminatoria. E’ il progetto di legge deliberato ieri dalla Giunta di Regione Lombardia a proposito dell’edilizia popolare nella nostra regione. Cgil Cisl Uil e sindacati degli inquilini – il Sicet per quanto riguarda la Cisl – parlano di “una riforma che non solo non risolve i problemi ma stravolge anche le finalità sociali e di servizio dell’edilizia pubblica”.

UNA RIFORMA SENZA EQUITÀ
Per le organizzazioni sindacali si tratta di una riforma da modificare in modo sostanziale, per garantire equità sociale, tutela dei diritti delle persone e qualità del servizio, rendendo strutturale il finanziamento dei programmi di recupero e riqualificazione da destinare al potenziamento dell’edilizia pubblica e sociale.

UNA RIFORMA CONTRO I POVERI
Un progetto particolarmente discriminatorio – denunciano Cgil Cisl Uil – verso i poveri e i migranti con meccanismi sbagliati di assegnazione degli alloggi, per alcuni aspetti anche illegittimi come la norma sui 10 anni di residenza in Lombardia.

UNA RIFORMA CHE APRE AL PRIVATO SENZA REGOLE DI TRASPARENZA
La riforma viene contestata anche perché apre alla gestione delle case popolari ai privati, senza aver individuato in modo certo le regole di trasparenza, le procedure di affidamento, i requisiti di qualità ed efficacia del servizio.