
IL RIFIUTO DELL’AZIENDA
“A tutto ciò – spiega Daniela Pedrali della Segreteria provinciale dei metalmeccanici Cisl – si aggiunge il fatto che l’azienda ha rifiutato di fornire ai lavoratori la dichiarazione che attesta la condizione di cassaintegrati a zero ore, necessaria per l’esenzione dal pagamento dei ticket sanitari e per ottenere la sospensione del pagamento dei mutui”.
Stefana dimostra così di non tenere in alcun conto non solo le rivendicazioni sindacali più elementari, ma anche la richiesta a recuperare un patto di solidarietà con i suoi lavoratori e con il suo territorio avanzato nella lettera che i sacerdoti delle Parrocchie della zona [QUI il testo integrale] hanno inviato a tutti i componenti del Consiglio di amministrazione.
APPELLO AL COMMISSARIO GIUDIZIALE
La Fim si è rivolta dunque al Commissario giudiziale nominato dal Tribunale chiedendo un intervento urgente nell’ambito della sua funzione di controllo della gestione aziendale.
IL DISINTERESSE DEL MINISTERO
“Alla sordità aziendale si somma il disinteresse del Ministero dello Sviluppo economico – continua la Segreteria dei metalmeccanici Cisl che ad oggi non ha ancora attivato un tavolo di discussione sulla crisi della Stefana. Una vicenda di questa portata, che riguarda il futuro di 700 famiglie, non può rimanere isolata a livello provinciale, ma merita un livello di interlocuzione a livello nazionale, anche in considerazione della necessità di politiche coordinate per affrontare la crisi del settore siderurgico”.
BANDIERE STRAPPATE: INCIVILTÀ E PREPOTENZA
“Per quanto riguarda la situazione dei presidi allestiti ai cancelli degli stabilimenti di Nave – conclude la nota della Fim – si evidenzia con amarezza che per l’ennesima volta sono state rimosse le nostre bandiere. Spiace sottolineare che, per alcuni, il diritto ad esprimere le proprie idee, manifestandole anche con l’esposizione di vessilli che le identificano, debba essere contrastato in tutti i modi, anche quelli più incivili”.