
Scarica il volantino della manifestazione
L’EPISODIO – Le cascine di montagna e i casolari isolati avevano per i partigiani un’importanza strategica, sia come zone operative che come rifugio. Anche per questo motivo – scrive Cinzia Scarsi in un paper on line intitolato “La Resistenza partigiana in Artogne” – [il territorio] fu costantemente battuto da rastrellamenti della Guardia Nazionale Repubblicana e dai militari della legione “Tagliamento”. Questo reparto, che recava [sulla divisa] la M di Mussolini, divenuta poi sinonimo della M di Morte, era composto da elementi appositamente addestrati per dare la caccia ai partigiani. Nella primavera del 1944 vennero effettuati alcuni rastrellamenti che portarono gravi conseguenze anche sulla popolazione civile, soprattutto in montagna. […] Nel mese di giugno una squadra delle Fiamme Verdi dislocata alla malga di Bassinale sorprese un gruppo di tedeschi che aveva fatto razzia di cibo e di animali. Dopo un violento conflitto a fuoco i tedeschi abbandonarono tutto battendo in ritirata. Temendo un rastrellamento i partigiani decisero di spostarsi dalla cascina Campelli in Val di Fra, zona ritenuta più sicura. Tre di loro – Giacomo Marioli, Antonio Cotti Cottini e Gian Battista Pedersoli – passarono invece la notte a Campelli con l’intenzione di raggiungere i compagni il giorno seguente. Fu così che vennero sorpresi, la mattina del 26 giugno 1944, dalla vendetta dei nazisti che tesero loro un’imboscata. Crudelmente torturati furono poi fucilati sul posto.
