
“Non ci sara’ ripresa industriale per un Paese che vive di manifatturiero se le cose continuano in questo modo – ha aggiunto ancora Bonanni – Dobbiamo cominciare a interrogarci su come reagire” e riportare la discussione, a livello centrale e locale, sui punti salienti”.
”Le classi dirigenti giocano al massacro: litigano da mattina sera e discutono su tutto, tranne che dei problemi della gente”, a partire dall’occupazione e dagli investimenti. Abbiamo di fronte un Paese ingovernato sia per quanto riguarda il sistema industriale e sia per le infrastrutture”. ”Basta con la cultura del ‘no’ alle infrastrutture. Esistono risorse disponibili in progetti ‘incagliati’, che vanno rapidamente sbloccate -ha proseguito Bonanni- non possiamo permetterci che questo passi sotto silenzio. Solo lo sblocco di progetti in atto di rigassificatori e riconversione di centrali elettriche potrebbe mobilitare circa 12 miliardi”.
Bonanni cita alcuni esempi: dalla Tav in Val di Susa, alla riconversione della centrale di Porto Tolle, al rigassificatore di Porto Empedocle. ”La Cisl ha fatto lunghe battaglie, durate anni, per la costruzione di alcune di queste infrastrutture – continua Bonanni – contro un elenco di ‘no’, motivati da opposizioni ambientali e di politica locale, attraverso veti incrociati delle diverse amministrazioni. Alcune di queste le abbiamo vinte”. La contraddizione, secondo il leader della Cisl, e’ ”che tutti chiedono investimenti e nuova occupazione, ma poi nei fatti il Parlamento discute tutto, tranne che di questi problemi. Si assiste inermi a quello che avviene. E’ un paese ingovernato, ma non ingovernabile”. ”Ci sono grandi risorse che possono essere mobilitate, nella societa’ civile e nel mondo produttivo -ha concluso Bonanni- ma bisogna fornire loro un quadro di riferimento, una cultura ed un progetto di sviluppo nel quale possano riconoscersi, un’idea di come sara’ l’Italia tra dieci anni”.
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L’industria ha perso 500.000 posti di lavoro
2 min per leggere questo articoloPubblicato il 26 Luglio 2011