Si è tenuto sabato mattina, nell’Auditorium di via Altipiano d’Asiago, il Congresso della FAI CISL bresciana, la Federazione che raggruppa i lavoratori del settore agroalimentare. È stato un momento di verifica e di confronto molto importante per i delegati di un comparto economico e produttivo sul quale altissima è l’attenzione dell’opinione pubblica e decisivo il ruolo dei lavoratori nei processi di definizione di uno sviluppo realmente sostenibile. È un salto di qualità, quello di diventare attori del cambiamento, che fatica a farsi strada tra i lavoratori del settore: “La centralità della persona/lavoratore, la libertà e l’autonomia dell’Associazione Sindacale sono le parole d’ordine del nostro operare – ha detto il Segretario generale Oliviero Sora aprendo la relazione congressuale – manca però da parte dei lavoratori il pezzo successivo e cioè, il mettersi in gioco, lo sporcarsi le mani per la difesa di questi ideali. Nel settore agricolo l’80% dei nostri associati lavorano in piccole o piccolissime aziende dove il sindacato non può entrare e non può fare assemblee; l’unica possibilità di incontro con i lavoratori si riduce ai recapiti settimanali che facciamo sul territorio. Dobbiamo allora ricostruire una rete che porti tra i lavoratori l’idea dello stare insieme, del partecipare e dell’essere protagonisti delle scelte”.
La partecipazione diventa dunque il terreno di sfida per una nuova presenza del sindacato anche nel settore agroalimentare. “Abbiamo bisogno di recuperare entusiasmo attorno alla partecipazione perché essa costituisce la condizione irrinunciabile per una nuova stagione della politica, per una ripresa di senso delle relazioni sociali, per ridare ruolo ai corpi intermedi della società, per valorizzare una storia straordinaria come quella della Cisl e della nostra Federazione, con il suo bagaglio di esperienze e di progetti. Tornare ad investire tempo ed energie sulla partecipazione – ha continuato il Segretario generale della FAI CISL – significa anche innescare un processo capace di restituire fiducia alle persone e di darci modo di riappropriarci dei nostri sogni, quelli di una società intessuta di comune e reciproco interesse, una comunità responsabile, fatta di persone che sentono di potersi spendere per l’interesse di tutti”.
Ciò si realizza anche in un accostamento ai problemi connessi alla globalizzazione: “È un processo che ha colpito e sta colpendo tutto il nostro comparto – ha spiegato Sora – e l’entrata in Europa dei paesi dell’Est, porterà ad una diminuzione degli aiuti che l’Unione Europea destinava all’agricoltura italiana. A questo si devono aggiungere poi quelle che sono state le dinamiche dei prezzi nel nostro paese in questo specifico settore. Nel decennio 1994/2004, i costi di acquisto di un trattore e del carburante agricolo sono aumentati di quasi il 60%. Per contro i ricavi dell’allevamento di vitelloni sono diminuiti di oltre il 30%, quelli dell’orzo del 19% e quelli della carne delle galline ovaiole del 57%. Come consumatori, invece, al supermercato il pane è aumentato del 50%, il latte del 44,% la carne mediamente del 37% e l’acqua minerale del 41%. Si capisce allora come l’intero settore agroalimentare possa andare in sofferenza e come il lavoratori tutti (e non solo quelli agricoli) soffrano di questi aumenti fuori controllo dei prodotti di prima necessità, ben oltre i livelli di inflazione”.
Il Segretario generale della FAI CISL bresciana ha espresso preoccupazione anche per il lavoro irregolare presente nell’agroalimentare bresciana: “Il comparto agricolo – ha detto – occupa attualmente circa 5.000 addetti tra lavoratori fissi e avventizi. Ma purtroppo il ricorso al lavoro parzialmente o totalmente irregolare è ancora molto elevato, soprattutto nel florovivaismo e nella zootecnia”, nel florovivaismo per una assurda guerra tra poveri nella rincorsa alla aggiudicazione di appalti pubblici che con meno soldi pretendono sempre di ottenere di più, e nella zootecnia per lo sfruttamento dei lavoratori stranieri.
Nella relazione congressuale ampio spazio è stato poi dedicato al problema dei lavoratori forestali: “Ci sono in tutta la Lombardia 450 lavoratori addetti alla sistemazione idraulica forestale di questi, 150 sono nella nostra provincia. Questo è il settore che più ci fa penare – ha detto il Segretario generale della FAI CISL – perché la situazione è’ quasi grottesca. Contrattualmente abbiamo raggiunto traguardi che neppure nel settore agricolo siamo riusciti ad ottenere, ma in pratica la scarsità dei finanziamenti o la miopia di chi gestisce gli Enti, fa sì che i lavoratori debbano aspettare i soldi per mesi e mesi. I Consorzi forestali, sono risultati una vera e propria sconfitta della Regione. A questo si deve aggiungere la miopia del Pirellone, dove a fronte di 15 milioni di euro di investimento per la forestazione, la maggior parte sono andati in pianura per permettere agli agricoltori di piantare “canada” da tagliare tutti gli anni per far funzionare la centrale a Biomassa dell’alta Valle Camonica. Tutto ciò mentre non riusciamo a recuperare qualche centinaio di migliaia di euro per far lavorare un po’ di più i lavoratori dell’Ersaf che è il vero braccio operativo e che gestisce l’intero territorio, Ersaf che è di proprietà della Regione stessa”.
Chiudendo il suo intervento Sora ha sottolineato che “il bilancio dei primi quattro anni di vita della nostra Federazione provinciale ha sicuramente evidenziato la bontà del progetto. Unire il comparto agricolo con quello della trasformazione, alla fine era la cosa più logica di questo mondo, viste le implicazioni che un settore ha con l’altro. A livello provinciale, abbiamo cercato di fare del nostro meglio per portare ai lavoratori le linee e le idee della Cisl partendo dai valori fondamentali che ci sono stati tramandati da chi più di mezzo secolo fa ha intrapreso questa strada.
Sarà ancora questo il nostro impegno per i prossimi anni, cercando di arrivare ai lavoratori anche delle aziende più piccole come di vincere la resistenza delle realtà più grandi all’ingresso del sindacato, che è una presenza di tutele e di diritti ma anche di stimolo per quello sviluppo sostenibile a cui il settore agroalimentare bresciana può e deve aspirare”.